Damasco ha agito di propria iniziativa e sulla base di una decisione sovrana, ha dichiarato il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Sheibani dopo i colloqui con il direttore generale dell’AIEA Rafael Grossi.
«La Siria ha conceso l’accesso all’impianto di Deir ez-Zor dopo oltre 18 anni di propria iniziativa e in base a una decisione sovrana», ha riferito al-Shaybani.
Secondo quanto da lui affermato, le autorità siriane considerano la trasparenza in ambito nucleare una propria scelta e intendono ampliare la cooperazione con l’AIEA.
Da parte sua, Rafael Grossi ha affermato che la Siria «sta voltando pagina sul passato» e sta avviando una nuova fase di collaborazione con l’Agenzia.
Il capo dell’AIEA ha definito gli attuali contatti una tappa importante nel lavoro volto a prevenire la proliferazione delle armi nucleari. Secondo lui, l’agenzia dovrà risolvere questioni che per molti anni hanno destato preoccupazione nella comunità internazionale.
Grossi ha sottolineato che l’AIEA si adopererà affinché la Siria adempia pienamente ai propri obblighi internazionali in materia di non proliferazione. Allo stesso tempo, le parti intendono promuovere l’uso pacifico delle tecnologie nucleari nei settori dell’energia, della sanità, dell’alimentazione e della gestione delle risorse idriche.
L’attuale visita si svolge nel contesto della preparazione di un’operazione specifica per il ritiro di materiali nucleari dal territorio siriano.
In precedenza, il portale statunitense Axios aveva riferito che l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva raggiunto un accordo con Damasco e Israele per il ritiro, da parte dell’AIEA, dei materiali nucleari presenti in uno degli impianti siriani.
Secondo Axios, l’accordo in questione è stato raggiunto dopo una serie di consultazioni tra Washington e le parti siriana e israeliana e ha permesso di evitare una possibile escalation che avrebbe coinvolto Israele, la Siria e, potenzialmente, la Turchia.
La testata sosteneva che, sotto l’ex presidente siriano Bashar al-Assad, nel Paese esistessero strutture che i servizi segreti occidentali e israeliani collegavano al programma nucleare. Una di queste si trovava nella provincia di Deir ez-Zor ed è stata distrutta dall’aviazione israeliana nel 2007.
In seguito, secondo Axios, in Siria rimanevano alcuni impianti di ricerca e depositi legati all’infrastruttura nucleare, la maggior parte dei quali di fatto non era operativa.
In uno di questi impianti, secondo quanto affermato dalla testata, sarebbero conservati materiali nucleari, tra cui concentrato di uranio.
La parte israeliana teneva sotto controllo questa struttura e chiedeva che i materiali ivi presenti venissero rimossi, valutando la possibilità di sferrare un attacco in caso di mancata risoluzione della questione.
Circa tre settimane fa, secondo quanto riportato da Axios, l’amministrazione Trump ha raggiunto un accordo con le autorità siriane, in base al quale i materiali dovranno essere rimossi da esperti dell’AIEA.
Si prevede che l’operazione venga portata a termine entro la fine del 2026.
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