Gli accordi, siglati da Donald Trump e Xi Jinping nell’ottobre dello scorso anno, prevedono l’allentamento della tensione commerciale tra i due paesi. La notizia della proroga è stata data dal ministro delle Finanze degli Stati Uniti Scott Bessent durante un’intervista a Fox News.
La decisione è stata presa dopo un nuovo ciclo di negoziati tra Bessent e il vice premier cinese He Lifeng, a capo della delegazione cinese per le questioni economiche e commerciali. Domenica le parti hanno trascorso circa 12 ore in trattative a New York, ma alcune questioni sono rimaste irrisolte. Un ulteriore incontro si è tenuto il 23 settembre, già dopo l’arrivo di Xi Jinping negli Stati Uniti.
«Oggi abbiamo concordato di prorogare il cosiddetto accordo di Busan, un accordo di distensione economica tra i due paesi, la cui validità sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. Sarà prorogato fino al 10 gennaio, in modo da avere più tempo per valutare cosa possiamo fare in ambito economico», ha dichiarato Bessent.
Secondo quanto da lui affermato, Washington intende utilizzare questi due mesi per negoziare un accordo economico più ampio. Non è esclusa nemmeno l’ipotesi che l’accordo in vigore venga semplicemente prorogato nuovamente.
Bessent ha spiegato che la parte americana nutre ancora delle riserve riguardo all’adempimento da parte di Pechino di alcuni impegni già assunti.
«Da parte cinese ci sono alcune condizioni non rispettate, pertanto vogliamo verificare, dopo aver discusso con loro le nostre aspettative, se nei prossimi mesi saranno in grado di attuare l’accordo in modo più rigoroso», ha affermato il capo del Tesoro degli Stati Uniti.
Nei negoziati si sta discutendo di una possibile riduzione reciproca dei dazi sui beni non critici. Bessent ha menzionato l’iniziativa che la parte americana chiama «30 su 30»: si tratta di merci per un valore di circa 30 miliardi di dollari da ciascuna parte, per le quali potrebbero essere aboliti o ridotti i dazi in vigore.
Washington attende accordi nel settore dei servizi finanziari e nuovi acquisti cinesi di prodotti agricoli americani. Secondo Bessent, quest’anno la Cina si è impegnata ad acquistare 25 milioni di tonnellate di soia statunitense e ha già superato ampiamente tale obiettivo.
Restano da adempiere impegni agricoli per circa 17 miliardi di dollari. In questo ambito, secondo le stime della parte americana, Pechino è leggermente in ritardo rispetto al programma.
«Li esortiamo a dar seguito a tali impegni», ha dichiarato Bessent.
L’intelligenza artificiale sta diventando un filone a sé stante nei negoziati tra Stati Uniti e Cina. La parte americana ha proposto di creare un canale di comunicazione speciale, attraverso il quale Washington e Pechino potranno segnalarsi a vicenda incidenti pericolosi legati all’IA. I negoziati su questo meccanismo sono già iniziati; il prossimo round è previsto in Cina.
«Sono molto desiderosi di collaborare con noi nel campo dell’IA. Gli Stati Uniti sono nettamente in vantaggio, la Cina è in ritardo rispetto a noi, ma è comunque molto più avanti di qualsiasi altro Paese», ha affermato Bessent.
Tra i rischi che le parti intendono discutere, ha citato gli agenti di IA fuori controllo e l’uso dell’intelligenza artificiale da parte di entità non statali per operazioni informatiche o nel settore biotecnologico.
Non è ancora stato stabilito se il canale in fase di creazione sarà utilizzato solo in situazioni di emergenza. Bessent spera che attraverso di esso i paesi possano analizzare gli incidenti già verificatisi, soprattutto se le loro conseguenze vanno oltre i confini nazionali.