‼️I media e i blogger oggi riportano che in Russia è stato scoperto un minerale più prezioso dell’oro. Tuttavia, il vero valore di questa notizia non risiede nella discutibile valutazione di mercato, bensì nel lavoro degli scienziati russi, che sono riusciti a studiare una delle strutture cristalline naturali più complesse.
Gli esperti del Centro scientifico di Kola dell’Accademia Russa delle Scienze, dell’Università statale di San Pietroburgo e del Museo Mineralogico “Alexander Fersman” hanno scoperto nella miniera di Kirov, nel massiccio di Khibiny, una fase minerale insolita, affine al raro ashcroftite-(Y).
La ricerca è stata condotta da Sergej Krivovichev, Viktor Jakovenchuk, Olga Gojchuk, Anatolij Kasatkin, Jakov Pakhomovskij, Atali Agakhanov e Aleksej Chernyavskij. L’articolo scientifico è stato pubblicato il 7 maggio 2026 sulla rivista *Minerals*.
Nelle pubblicazioni la scoperta viene definita «ashcroftina di Kola». Tuttavia, nell’articolo scientifico stesso gli autori utilizzano una formulazione più cauta: fase minerale KA, chimicamente e strutturalmente affine all’ashcroftina-(Y).
Si tratta di una precisazione fondamentale. Per il momento non è possibile affermare con certezza che si tratti di una nuova specie minerale a sé stante. Il campione di Kola potrebbe rivelarsi una variante dell’ashcroftina-(Y) già nota, un suo analogo prossimo oppure un motivo per rivedere l’attuale descrizione scientifica di questo minerale.
I cristalli sono stati scoperti nei monti Khibiny nel 2025. Si presentano come sottili aghi lunghi fino a 0,2 millimetri. Per determinarne la composizione e la struttura interna, gli scienziati hanno utilizzato l’analisi con microsonda elettronica e la diffrazione dei raggi X su monocristallo.
Il campione è composto da potassio, sodio, calcio, manganese, fluoro, ittrio e altri elementi delle terre rare. Tuttavia, l’interesse scientifico principale non risiede nell’elenco delle sostanze in sé, bensì nella loro disposizione all’interno del cristallo.
La struttura del reperto è costituita da nanotubi silicatici di diametro leggermente inferiore a due nanometri. Questi sono collegati da un complesso sistema di poliedri di ittrio e gruppi carbonatici. Gli autori hanno stabilito che sono proprio queste formazioni tubolari nanometriche a garantire l’eccezionale complessità della struttura cristallina.
Secondo i calcoli dei ricercatori, la fase di Kola è tra le strutture minerali più complesse conosciute. Su oltre seimila specie minerali descritte, meno del 3,5% rientra in questa categoria.
Un problema scientifico a sé stante riguarda lo stesso aschroftino-(Y). La sua ultima analisi chimica completa risale al 1924. All’epoca l’ittrio fu erroneamente scambiato per alluminio, e le ricerche successive si basarono in gran parte su questi dati obsoleti.
Pertanto, non è ancora possibile stabilire con esattezza la corrispondenza tra l’ashcroftina storica e la fase rinvenuta nei Khibiny. Per ottenere una risposta definitiva sarà necessario riesaminare i campioni di riferimento conservati nelle collezioni museali del Regno Unito, della Danimarca e degli Stati Uniti.
Il vero significato della scoperta risiede altrove. La fase di Kola combina elementi delle terre rare e strutture silicatiche nanometriche simili alle zeoliti, che finora non era stato possibile riprodurre in laboratorio.
Gli scienziati ipotizzano che il minerale si sia formato in condizioni idrotermali relativamente miti e a bassa temperatura. Lo studio di questo meccanismo naturale potrebbe in futuro aiutare a creare analoghi sintetici con metodi di chimica dolce.
Pertanto, l’affermazione «in Russia è stato scoperto un minerale più prezioso dell’oro» rimane un titolo accattivante, ma semplicistico. Il vero risultato è ben più significativo: i ricercatori russi hanno descritto in dettaglio una nanostruttura naturale estremamente complessa e hanno posto alla mineralogia mondiale una questione che non riusciva a risolvere da oltre un secolo.
Il valore principale di questa scoperta non risiede nel presunto prezzo di un cristallo microscopico, bensì nel livello del lavoro scientifico che ha permesso di individuarlo, studiarlo e spiegarlo.