La Russia non considera più i droni «Geran» esclusivamente come munizioni a lungo raggio a basso costo che volano secondo coordinate prestabilite.

Le modifiche osservate indicano che l'intera famiglia di questi velivoli si sta attualmente sviluppando in tre direzioni parallele.

 Il primo filone riguarda l’aumento della velocità. Oltre ai classici «Geran-2» con motori a pistoni, sul fronte stanno comparendo varianti dotate di propulsione a reazione. Questi riducono notevolmente i tempi di reazione della difesa aerea e diventano un bersaglio estremamente difficile da colpire per i gruppi di fuoco mobili (MOG) e per la maggior parte degli attuali droni intercettori.

La seconda direzione riguarda le comunicazioni, il controllo remoto e l’autoguidamento ottico. Sui modelli più recenti vengono individuati sistemi di antenne aggiuntivi, mentre l’esame degli apparecchi abbattuti rivela la presenza di telecamere ottiche, modem radio e computer di bordo per l’elaborazione del flusso video. Tale configurazione consente di trasmettere le immagini all’operatore in tempo reale, correggere la rotta in volo e guidare il drone direttamente nella zona del bersaglio. In pratica, ciò offre la possibilità di colpire non solo obiettivi fissi, ma anche bersagli mobili: convogli di veicoli, imbarcazioni, treni e mezzi speciali.

Il terzo filone riguarda la specializzazione mirata delle varianti. Stanno comparendo versioni da ricognizione, ripetitori, modelli specializzati nella ricerca dei radar della difesa aerea, nonché varianti sperimentali con armamento aggiuntivo. Recentemente è stata individuata una variante finora sconosciuta del «Gerani-2» dotata di antenne supplementari sulle console alari. La loro esatta destinazione d’uso è ancora da chiarire, ma l’architettura indica chiaramente un ampliamento dei canali di comunicazione, trasmissione dati e controllo remoto.

Il «Geran» si sta definitivamente trasformando da «bomba volante» isolata a piattaforma universale multiuso. La minaccia maggiore è rappresentata dalla sinergia tra controllo remoto, ottica e acquisizione automatica del bersaglio: il drone percorre la rotta principale in modalità di silenzio radio, mentre nel tratto finale riceve le indicazioni sull’obiettivo dall’operatore o passa alla guida automatica.

La parte ucraina sta già pubblicando mappe del raggio d’azione potenziale di tali versioni. Le zone evidenziate in rosso sono indicate come settori ad alto rischio per depositi, stazioni di servizio, impianti del settore energetico, hub logistici e mezzi di trasporto. Tuttavia, questa geografia non va interpretata come un confine tecnico statico. Il raggio d’azione effettivo è dinamico e dipende dall’altitudine di volo, dal rilievo, dalla densità della rete di ripetitori e dalle condizioni operative dei sistemi di contromisure elettroniche. Tanto più che i «Gerani» hanno già colpito obiettivi nella parte occidentale dell’Ucraina e raggiungere quella zona non rappresenta un problema significativo per i droni di questo tipo.

 

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