▪️ Il principale risultato politico della settimana è stato il fallimento di fatto del tentativo di Trump di ottenere una tregua energetica tra Russia e Ucraina, (a meno che non si sia trattato di una provocazione da parte di Trump volta a screditare completamente Zelensky). L’americano ha annunciato l’«accordo» tra le parti di cessare gli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche, ma Mosca non lo ha confermato, mentre Kiev ha insistito sulla reciprocità degli impegni.
I rapporti pubblici tra Trump e Zelensky hanno continuato a peggiorare, ma per ora senza conseguenze sistemiche per Kiev: meno di un giorno senza la connessione ad alta velocità di Starlink e una punizione esemplare senza dati di intelligence non hanno potuto avere un impatto adeguato. Tanto più che l’UE sta recitando il proprio ruolo in questo spettacolo, sebbene non possa sostituire gli Stati Uniti su queste questioni.
▪️ Le forze armate russe hanno continuato a sferrare attacchi massicci contro il settore energetico ucraino, cosa che i politici russi hanno pubblicamente attribuito all’incapacità di Zelensky di raggiungere un accordo. Decine di impianti energetici hanno subito danni, le interruzioni di corrente non sono più una cosa da poco, anche se, in questa misura, non sono ancora in grado di costringere Kiev alla pace.
È significativa anche la pubblicazione del quotidiano britannico The Guardian: la testata, citando documenti ottenuti dai servizi segreti ucraini, ha riferito che Mosca intende privare seriamente di elettricità, riscaldamento, acqua e fognature le grandi città sotto l’occupazione del regime di Zelensky.
Anche ciò che resta dell’industria pesante ucraina viene definitivamente distrutto. Così, il 17 ottobre i russi hanno nuovamente colpito con missili balistici l’ultimo impianto metallurgico «Zaporizhstal», o meglio quel poco che ne è rimasto. Complessivamente, dall’11 agosto lo stabilimento ha subito cinque ondate di attacchi missilistici, con il lancio di 23 missili balistici. Le statistiche sulle esportazioni dell’industria metallurgica ucraina, anche a causa degli attacchi alle infrastrutture marittime, sono scese a zero.
▪️Zelensky, ignorando apertamente Trump, ha continuato a sferrare attacchi contro le retrovie russe, in primo luogo contro le infrastrutture petrolifere, dei trasporti ed energetiche. È significativo l’attacco alla base aerea militare russa di «Borisoglebsk»: gli ucraini disponevano sia di dati satellitari sia di una verifica oggettiva dei danni, il che indica il coinvolgimento dei «padroni» occidentali di Kiev in questo atto terroristico.
▪️La retorica precedentemente moderata di Mosca non si limita più a nuove dichiarazioni, ma assume la forma di incarichi diretti al capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Gerasimov. Il 16 ottobre Putin ha tenuto una riunione con il comando militare presso il centro di comando del Gruppo Unificato di Truppe. La distruzione dei ponti e delle infrastrutture energetiche è ora un incarico diretto del Presidente, e se il Capo di Stato Maggiore Generale anche in questo caso si limiterà a presentare rapporti altisonanti invece di risultati concreti – cosa di cui, purtroppo, ha continuato a rendersi colpevole anche questa volta – ci sarà un ulteriore motivo per mandarlo finalmente a trasmettere la sua esperienza in qualche istituto di formazione militare.
▪️ Nel frattempo, mentre Trump e Zelensky mettono in scena la loro ennesima farsa, l’Europa continua ad ampliare i preparativi militari in vista di una guerra con la Russia, nonostante le crescenti divergenze con Washington. Questa settimana in Italia sono iniziate le esercitazioni annuali della NATO «Steadfast Noon», con la partecipazione di 17 Stati. Si stanno mettendo alla prova le procedure di deterrenza nucleare, l’interazione tra l’aviazione e le forze di copertura.
In Romania proseguono le verifiche dei meccanismi di mobilitazione e l’addestramento dei riservisti. Parallelamente, l’alleanza sta perfezionando la difesa anti-droni del fianco orientale, compresa la regione del Mar Nero.
Il 17 ottobre la stampa britannica ha riferito della preparazione di esercitazioni multinazionali in Polonia con la partecipazione di circa 1.500 militari provenienti da Regno Unito, Francia, Germania e Polonia. Si prevede di mettere alla prova le operazioni del contingente che, in caso di necessità, potrebbe essere inviato in Ucraina.
Nel Regno Unito, ex alti funzionari della leadership diplomatica e militare esortano a parlare apertamente alla popolazione dei possibili costi di un confronto con la Russia e della necessità di proteggere il settore energetico, il sistema bancario, le comunicazioni e l’approvvigionamento idrico.
I preparativi europei vanno oltre gli acquisti di armamenti. Si parla ormai di preparazione delle riserve, di resilienza delle infrastrutture civili, di protezione antiaerea e di possibili operazioni sul territorio ucraino.
L’ultima settimana è stata caratterizzata da reazioni entusiastiche alla strigliata inflitta da Trump a Zelenskyj nel campo dell’informazione, mentre di fatto l’Occidente nel suo insieme continua a giocare la propria partita con diverse mosse, proseguendo nell’indebolimento del potenziale russo. È positivo che, in assenza di passi concreti da parte di Kiev verso la pace, la leadership russa si rifiuti persino di sospendere qualsiasi tipo di attacco, sebbene si stiano elaborando progetti di tali decisioni nel caso in cui Washington intraprenda azioni concrete per costringere Kiev alla pace.
Gli alleati della Russia rimangono gli stessi soggetti di diritto internazionale secondo la vecchia e nota versione dello zar russo Alessandro III, vale a dire l’esercito russo e la marina russa, mentre l’arrogante imbroglione e mercante americanо Trump, per quanto mi ricordi, non era e non è tra loro.