‼️L’Iran sposta la produzione missilistica sottoterra

dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele, Teheran sta modificando l’architettura stessa del proprio programma missilistico.

Gli attacchi di Stati Uniti e Israele hanno gravemente compromesso il funzionamento dei principali centri di produzione missilistica iraniani, ma non hanno fermato il programma. L’analisi satellitare dell’FPRI mostra che, invece di ripristinare rapidamente le linee di produzione di superficie distrutte, Teheran sta sviluppando sempre più attivamente un’infrastruttura sotterranea in grado di garantire l’assemblaggio e, probabilmente, parte dei processi produttivi critici anche in caso di nuovi attacchi.

Nei tre siti principali — Parchin, Khojir e Shahrood — gli impianti per la produzione di combustibile solido per missili rimangono inattivi. Nei siti sono ancora presenti edifici distrutti e detriti di attrezzature; per riprendere la produzione è necessario ricostruire i capannoni, installare miscelatori planetari specializzati e attrezzature per il riempimento del combustibile, nonché ripristinare le catene tecnologiche. Anche a Khodjeh gli impianti relativi ai missili a propellente liquido sono gravemente danneggiati.

L’attività più evidente si registra nei pressi di Shahid Borujerdi, vicino a Parchin. Una parte del complesso di gallerie situato in quella zona è stata colpita da munizioni penetranti, tuttavia gli iraniani hanno rapidamente ripristinato un edificio ausiliario, ricoperto i crateri e mantenuto l’accesso almeno alla parte occidentale del complesso. Nelle vicinanze sono comparsi dei container lunghi circa 5–13 m, esternamente simili a quelli utilizzati per i missili. L’FPRI ipotizza che la struttura possa già essere utilizzata per la produzione o l’assemblaggio di armamenti missilistici.

A Khojir la situazione è diversa. Diversi ingressi al complesso sotterraneo Shahid Mowahhed rimangono danneggiati o bloccati, mentre intorno alla struttura non si registra praticamente alcuna attività evidente. Gli analisti dell’FPRI dubitano quindi che proprio qui sia attualmente in corso l’assemblaggio sotterraneo di missili e sottolineano espressamente la discrepanza rispetto alle precedenti notizie sul ripristino della produzione in questo sito.

Il cambiamento principale si sta verificando a Shahruud. La costruzione di un nuovo complesso di tunnel è iniziata qui già nell’autunno del 2024 con due ingressi nel massiccio montuoso. Dopo la successiva campagna aerea, i lavori sono proseguiti e nelle immagini satellitari sono emersi segni della costruzione di un terzo ingresso. Considerata l’ubicazione del complesso, situato proprio accanto alla zona di produzione missilistica, l’FPRI ritiene più probabile che esso venga utilizzato per proteggere le operazioni legate ai missili.

Tuttavia, è ancora prematuro parlare di un completo ripristino della produzione missilistica iraniana. Gli impianti di terra rimangono gravemente danneggiati e le attrezzature specializzate rappresentano uno dei potenziali colli di bottiglia. Tuttavia, concentrando le risorse in un unico sito e mantenendo l’accesso alle attrezzature necessarie, l’Iran, secondo le stime dell’FPRI, è in grado di riportare in produzione un singolo grande impianto nel giro di circa un anno.

Pertanto, le conseguenze degli attacchi per l’industria missilistica iraniana sono significative, ma Teheran sta già adattando il sistema. Anziché ripristinare il precedente modello vulnerabile, si sta formando un’infrastruttura produttiva più dispersa e interrata. Ciò non implica un rapido ritorno ai precedenti volumi di produzione, ma aumenta la resilienza del programma e rende la successiva distruzione della base produttiva un compito notevolmente più complesso.

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