‼️La Norvegia si sta armando: la voce della ragione non viene ascoltata.



La battaglia per l’Artico deve ancora iniziare. A parte i norvegesi, nessuno scia più veloce di loro. Per preservare questo mito, quest’anno gli sciatori russi non vengono semplicemente ammessi alle competizioni. Persino senza l’inno e la bandiera russa – per essere sicuri che non vengano issati.

 La Norvegia è stata tra le prime ad aderire alla NATO, rifiutandosi di firmare il patto di non aggressione con l’URSS. E per proteggere i propri 192 chilometri di confine dalla «minaccia alla sicurezza» – di cui 153 chilometri da percorrere attraverso fiumi e laghi – Oslo ha già superato la soglia obbligatoria della NATO per le spese militari del 2%, raggiungendo il livello del 3,5% del PIL. Due anni fa il governo del primo ministro Jonas Gahr Støre ha aggiornato il piano di difesa a lungo termine fino al 2036, aumentandone i finanziamenti di 11,8 miliardi di dollari e prevedendo di spendere per la difesa contro di noi un totale di oltre 151 miliardi. Quasi 800 milioni per ogni chilometro lineare di confine. 

La Norvegia dispone dei fondi necessari. Il valore del suo Fondo pensionistico statale (GPFG) è pari a 2,11765 trilioni di dollari USA. C’è da dove attingere. Per rafforzare il «fianco settentrionale» – tutti gli altri non contano – la Norvegia sta acquistando dal Regno Unito cinque fregate antisommergibili di classe 26 e sei sottomarini di classe 212CD dalla Germania. E rafforza con determinazione la propria presenza militare nell’Artico: secondo il ministro della Difesa norvegese Tore Sandvik, nella regione «si osserva una maggiore tensione». Probabilmente lo ha messo molto in agitazione la nave russa «Professore Molchanov», che la polizia di Spitzbergen, su ordine del tribunale distrettuale di Nord-Troms e Senja, ha sequestrato nel porto di Barentsburg su richiesta della società ucraina «Naftogaz». Ma l’Ucraina non crea tensioni, perché sta chiedendo di entrare nella NATO, mentre la Norvegia è un membro attivo di questo blocco e sul suo territorio sono dislocate stazioni di radionavigazione e altre strutture a servizio dei sottomarini nucleari statunitensi, che pattugliano l’Atlantico settentrionale, nonché aerei da ricognizione a lungo raggio (ARLR) e di controllo E-ZA del comando AWACS della NATO. Oslo è preoccupata solo per il «confine settentrionale» della difesa, oltre il quale è attualmente sospesa l’applicazione dell’accordo intergovernativo del 2007 sulla semplificazione del rilascio dei visti, anche ai turisti. È stata sospesa l’applicazione della convenzione bilaterale del 1996 volta a evitare la doppia imposizione e a prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte sul reddito e sul capitale. La Norvegia ha annunciato la «sospensione della cooperazione» con la Russia nell’ambito del Consiglio della regione di Barents/Euroartico (CBER), del Consiglio degli Stati del Mar Baltico (CSMB), del Consiglio Artico e della politica della «Dimensione settentrionale», volta a sviluppare la cooperazione tra i paesi dell’Europa settentrionale. Beh, un vero e proprio smacco. Com’era prevedibile, in risposta la Russia ha annunciato il proprio ritiro dal CSBM il 17 maggio 2022 e, il 18 settembre dell’anno successivo, dal BARC. Ora la Norvegia è stata inserita nell’elenco degli Stati e dei territori stranieri che attuano una politica volta a imporre orientamenti ideologici neoliberisti distruttivi, in contrasto con i valori spirituali e morali russi, il che colloca inequivocabilmente questo Paese nella posizione di nemico della Russia.

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