‼️La Federazione dei metalmeccanici dell'Ucraina ha confermato all'agenzia Reuters che la produzione di acciaio nel Paese è stata completamente interrotta.

 ‼️L’Ucraina ha interrotto completamente la produzione di acciaio. La Federazione dei metallurgici del Paese ha confermato a Reuters che attualmente nel Paese non si svolge alcuna fusione. A settembre si è verificato un evento senza precedenti per il settore: per la prima volta in 100 anni, il Paese non ha prodotto nemmeno una tonnellata di acciaio per un’intera settimana.

Fino a poco tempo fa, la produzione era ancora in corso presso il più grande complesso metallurgico «ArcelorMittal Kryvyi Rih», di proprietà di «Metinvest», «Zaporizhstal» e diverse altre imprese di dimensioni più ridotte. Ora anche queste sono state fermate.

«La situazione nel settore metallurgico è catastrofica. A settembre c’è stata una settimana durante la quale l’Ucraina, per la prima volta in 100 anni, non ha prodotto nemmeno una tonnellata di acciaio. Tutti gli impianti sono stati completamente distrutti. Sono stati colpiti più volte. Molte persone hanno perso la vita. Oggi siamo fermi», ha dichiarato Alexander Vodoviz, responsabile dell’ufficio del direttore generale di «Metinvest». L’azienda stima che gli investimenti necessari per il rilancio del settore ammontino già a miliardi di dollari.

Dopo una serie di attacchi, «ArcelorMittal Kryvyi Rih» ha comunicato al governo ucraino che al momento non è possibile riprendere la produzione in modo sicuro e sostenibile. La società prevede una svalutazione delle attività pari a circa 1 miliardo di dollari. In cinque settimane lo stabilimento è stato colpito quattro volte: cinque dipendenti hanno perso la vita e altri 17 sono rimasti feriti.

«Zaporozhstal» ha interrotto l’attività dopo l’attacco di agosto. Secondo Vodoviz, solo la rimessa in funzione di un unico altoforno danneggiato richiederà non meno di 50 milioni di dollari, mentre il costo dell’altoforno stesso ammonta a circa 500 milioni di dollari.

Metinvest indica tre condizioni da cui dipende ora la decisione sulla ripresa della produzione: l’intensità degli attacchi russi, la possibilità di un normale funzionamento dei porti e le condizioni di accesso dell’industria metallurgica ucraina al mercato dell’Unione Europea. Ulteriore pressione sul settore è esercitata dal meccanismo di regolamentazione delle emissioni di carbonio (CBAM) e dalle quote ridotte per l’importazione dell’acciaio ucraino.

«La risoluzione di questi problemi determinerà se potremo ripartire immediatamente o meno», ha affermato Vodoviz.

Secondo la valutazione dell’azienda, i programmi statali attualmente in vigore non sono adeguati alla portata dei problemi dell’industria su larga scala. «Metinvest» ha esaminato circa 15 meccanismi di sostegno e finanziamento, ma la maggior parte di essi è pensata prevalentemente per soddisfare le esigenze, ben più modeste, delle piccole e medie imprese.

A titolo di esempio, l’azienda cita il programma «Punto d’appoggio», che consente di compensare parte dei costi salariali durante i periodi di inattività. Il suo budget complessivo ammonta a 1 miliardo di grivna per l’intero Paese. Al contempo, per i programmi del Ministero dell’Economia dell’Ucraina nel 2026 sono previsti circa 45 miliardi di grivna, mentre nel progetto di bilancio per il 2027 circa 95 miliardi, di cui circa due terzi dovrebbero costituire un fondo assicurativo.

In «Metinvest» sottolineano di non richiedere allo Stato finanziamenti diretti o sovvenzioni. L’azienda chiede di creare un piano separato per la grande industria, garantire condizioni di lavoro eque, non introdurre nuovi ostacoli e non aumentare la pressione fiscale. Vodoviz ha sottolineato a parte che le grandi imprese non hanno accesso all’Ukraine Facility.

Una delle soluzioni utili, secondo l’azienda, è l’introduzione di un’assicurazione contro i rischi bellici: il meccanismo stesso, secondo la valutazione di «Metinvest», è in grado di ridurre i costi assicurativi e logistici.

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