Verso la Terza Guerra Mondiale:
geopolitica, propaganda e manipolazione di massa
Il giornalista e fotoreporter Giorgio Bianchi analizza l'attuale scacchiere
geopolitico globale, focalizzandosi sulle dinamiche della guerra in Ucraina e del
conflitto in Medio Oriente. Secondo Bianchi, questi eventi non sono incidenti
isolati, ma tasselli di una strategia orchestrata da poteri sovranazionali ed élite
finanziarie volta a frammentare le società, alimentare conflitti per procura e
addestrare la popolazione all'obbedienza passiva attraverso la paura e la
manipolazione mediatica.
- Presentazione di Giorgio Bianchi; aneddoto personale sulle
prime previsioni (2015-2016) riguardo a un'escalation verso un conflitto
globale e parallelo con la gestione pandemica vista come laboratorio
sociale. - Il conflitto in Ucraina interpretato come trappola geopolitica
per separare Europa e Russia; le enormi risorse energetiche e strategiche
russe nel mirino delle potenze anglosassoni. - Il riarmo europeo e la cecità della politica; parallelismi storici
con la Germania pre-seconda guerra mondiale e il finanziamento delle
guerre da parte di capitali occidentali. - Dall'Euromaidan al fallimento degli accordi di Minsk; lo
squilibrio demografico e strategico tra Russia e Ucraina e il progressivo
coinvolgimento diretto europeo. - La graduale escalation («tecnica della rana bollita»): dall'invio
di caschi e armi non letali all'ipotesi concreta dell'invio di truppe NATO sul
terreno. - L'ipocrisia energetica ed ecologica (acquisti di uranio,
sanzioni a senso unico, fracking e riarmo da 800 miliardi); la distrazione di
massa dai veri obiettivi strategici. - La questione mediorientale: il ruolo di Israele come
avamposto strategico occidentale e i precedenti piani di destabilizzazione in
sette Paesi arabi rivelati dopo l'11 settembre. - La «guerra cognitiva» e il potere invisibile: Edward Bernays, la
propaganda e il controllo delle masse tramite finanza e strumenti digitali. - Aneddoto storico sull'acquisto delle quote del Canale di Suez
da parte dell'Impero britannico tramite il prestito dei Rothschild: chi detiene
davvero il potere. - La profilazione di massa tramite social network e
smartphone; la frammentazione sociale mirata («società dei Golden
Retriever» vs «lupi cecoslovacchi») e l'addestramento all'obbedienza. - La perdita dei mestieri manuali, dell'indipendenza e della
progettualità familiare nei giovani a favore del nichilismo e
dell'omologazione urbana. - Domande dal pubblico: Il mondo islamico ha strategie di
penetrazione in Occidente? Replica di Bianchi sulla strumentalizzazione
occidentale dei fondamentalismi per fini geopolitici. - Domande dal pubblico: Gli accordi storici e cosa può fare il
singolo cittadino; la necessità di disinnescare l'odio orizzontale e recuperare
pensiero critico e spiritualità.
1. Riconoscere la distrazione e l'odio orizzontale: Non cadere nelle
contrapposizioni binarie indotte (destra/sinistra, maschi/femmine, pro/
contro) che servono a frammentare il corpo sociale e nascondere il conflitto
verticale tra élite e cittadini.
2. Limitare l'esposizione alla profilazione digitale: Ridurre l'uso passivo dei
social media e dello smartphone, strumenti primari per la profilazione
comportamentale e la manipolazione emotiva.
3. Riscoprire abilità pratiche e mestieri manuali: L'autonomia materiale
(saper fare con le mani, artigianato, autoproduzione) crea vera resilienza e
libertà intellettuale, a differenza dell'omologazione accademica priva di
sbocchi reali.
4. Coltivare relazioni e progetti a lungo termine: Contrastare il nichilismo e
l'isolamento ripartendo dalla famiglia, dalla comunità locale e da progetti
che abbiano un orizzonte generazionale.
Presentatrice: Benvenuto, Giorgio Bianchi, per il secondo anno consecutivo qui
con noi. È giornalista, fotoreporter, autore anche di diversi libri. Vi faccio vedere
il suo Governare con il terrore. Propaganda e potere nell'epoca dell'informazione
globalizzata. Oggi il titolo del suo intervento è Verso la Terza Guerra Mondiale.
Con Giorgio Bianchi cercheremo di capire meglio come evolveranno gli scenari
ucraino e mediorientale e per quale motivo queste situazioni, strettamente
correlate, ci riguardano molto da vicino. Al termine dell'intervento ci sarà anche
lo spazio per le domande. Giorgio, a te la parola.
Giorgio Bianchi: Grazie, grazie. Allora, buon pomeriggio a tutti. Come sempre è
un onore e un onere parlare a così tante persone. Io sento addosso una grande
responsabilità, perché se una persona impiega del tempo per venirti ad
ascoltare deve tornare a casa con qualcosa.
Io purtroppo non reco buone notizie, nel senso che a me tante volte danno
dell'uccellaccio del malaugurio, mi dicono che porto sfortuna. Un po' come
Cassandra che andava in giro dicendo determinate cose, ma apparentemente
non veniva ascoltata. Io ricordo anni fa mio padre sentì una mia telefonata in
casa, ero a casa dei miei genitori ed ero molto agitato, e parlando con questa
persona al telefono gli ho detto: «Forse parliamo...» Era circa il 2015-2016,
quindi avevo appena fatto Maidan, ero ritornato in Donbass e avevo appena
iniziato a occuparmi del conflitto in Siria, di cui dopo dirò alcune cose.
Purtroppo dovrò andare molto veloce perché non c'è il tempo di approfondire.
In genere le conferenze di 3 o 4 ore uccidono le persone per tutto questo
tempo, e qui cercherò di condensare un po' gli elementi.
Quindi parlavo con questa persona al telefono e ho detto: «Forse tu non l'hai
capito, ma noi stiamo andando verso la Terza Guerra Mondiale». Proprio per la questione in Ucraina, proprio per quello che stava accadendo in Siria. Io non
sapendo, all'epoca, che mio padre aveva sentito questa telefonata, e per anni è
andato a dire ai suoi amici: «Io c'ho il figlio scemo, perché va dicendo che siamo
sull'orlo della Terza Guerra Mondiale». Quindi come si dice, nessuno è profeta in
patria. Mio padre pensava di avere il figlio scemo.
Poi quando è scoppiata la pandemia, all'inizio proprio della pandemia, io tra
l'altro ero in Donbass, quindi non ho vissuto il delirio iniziale e tutto il tam-tam,
e lì praticamente non era successo niente. Mia madre diceva: «Forse tu non hai
capito cosa sta succedendo qui». Ho detto: «Sì, va bene, io sto qui, c'è un'altra
realtà». E quando sono arrivato qui, praticamente non avevo addosso quella
carica mediatica che era stata ricevuta. E poi soprattutto avevo un'amica, Serena
Tinari, che scrive per il British Medical Journal, alla quale avevo chiesto: «Scusa, lì
sta succedendo il delirio, mi puoi un attimo ragguagliare?» E lei mi aveva detto
all'epoca, parliamo del 2020, che lei e la sua collega — lei scrive sul British
Medical Journal, cioè la seconda bibbia della medicina insieme a The Lancet e The
New England Journal of Medicine, la più importante rivista di medicina, si occupa
di medicina e sanità pubblica da anni come giornalista — lei e la sua collega non
la chiamavano «la pandemia», la chiamavano «the madness», la follia. Dicevano:
«We call it the madness», parlavamo in inglese.
Quindi quando sono arrivato c'era il delirio, e con mio padre abbiamo iniziato a
litigare. Mio padre addirittura prima di uscire di casa si portava l'alcol e gli
stracci e disinfettava la maniglia dell'ascensore e il pulsante perché aveva il
terrore. E a un certo punto abbiamo cominciato a litigare, i miei urli si sono
sentiti per tutto il suo condominio. Poi dopo a un certo punto ha capito tutto
insieme quello che stava succedendo, e a quel punto ha cominciato a vedere
con il senno di poi anche quello che avevo detto 5-6 anni prima riguardo alla
Terza Guerra Mondiale. Perché poi ero andato a Mariupol, è iniziato il conflitto, è
deflagrato, c'è stata l'escalation in Ucraina. Mio padre nella sua testa ha
cominciato finalmente a unire i puntini, si è iscritto al mio canale Telegram e da
uno che non sapeva neanche dove fosse la Moldavia adesso fa il professore con
i suoi amici e spiega la geopolitica mondiale. Insomma, è uno che io definirei
veramente risvegliato, veramente ha fatto un percorso interiore, con lui mia
madre e poi tante altre persone.
Quindi quello che sta succedendo oggi non è un qualcosa di oggi, è un qualcosa
che affonda molto lontano, addirittura io direi dalla caduta dell'Unione
Sovietica, o da prima della caduta dell'Unione Sovietica. Noi ci focalizziamo un attimo solo sugli ultimi periodi. Partiamo con il conflitto in Ucraina. Il conflitto in
Ucraina a mio modo di vedere è una trappola ben orchestrata nella quale sono
cadute sia l'Europa che la Federazione Russa. Era un qualcosa di inevitabile,
perché la Russia non poteva non intervenire, non poteva non intervenire per
tutta una serie di motivi: perché la NATO è arrivata praticamente ai suoi confini;
abbiamo visto partire droni dall'Ucraina e arrivare fino al Cremlino. Voi
immaginate se una cosa del genere accadesse negli Stati Uniti: droni che
partono dal Messico e arrivano fino a Washington; il Messico sarebbe stato
incenerito il giorno dopo.
Quindi persone che parlano la stessa lingua, che sono cresciute in
quell'ambiente, che sono infiltrate nella Federazione Russa... Abbiamo visto
droni smontati, montati nella Federazione Russa e scagliati contro il dispositivo
di deterrenza nucleare russo, quindi distrutti bombardieri strategici, degli
hangar attaccati, attaccate infrastrutture civili. In questo momento in Russia c'è
carenza di carburante perché vengono attaccate costantemente le raffinerie di
petrolio. Il carburante ce l'hanno a fiumi, però quel carburante va raffinato, e se
io attacco le raffinerie c'è un problema e hanno chiuso, mi sembra, 400 stazioni
di benzina, non poche insomma.
Quindi una situazione critica. Non è così come ce la raccontano né dall'una né
dall'altra parte: è una situazione critica, è una situazione difficile, tanti morti,
enormi spese e una tensione internazionale che aumenta. Dall'altro lato noi
abbiamo l'Unione Europea, che aveva tutto l'interesse storico e geopolitico di
avere un buon rapporto con la Russia e di cercare di risolvere il prima possibile il
conflitto in Ucraina. Conflitto in Ucraina che non è stato deciso dall'Unione
Europea; fino a qualche anno fa tutti i leader europei avevano ben chiaro quello
che stava succedendo lì. Rileggetevi le dichiarazioni della Meloni del 2015-2016
riguardo all'Ucraina, di Crosetto, di tanti altri: era tutto molto chiaro, era tutto
molto preciso.
È un qualcosa che è stato orchestrato al di là della Manica e al di là dell'oceano.
Lì c'è la manina anglosassone dietro questo, soprattutto gli inglesi che lavorano
con i baltici, lavorano con i polacchi, e gli statunitensi. Hanno lavorato seguendo
quella che è una direttrice di politica internazionale da sempre: lo dice anche il
CEO di Stratfor, George Friedman, in un famoso discorso al Chicago Council in
cui dice che lo scopo della nostra politica, per la quale abbiamo fatto due
guerre, la prima e la seconda, è separare la capacità produttiva tedesca dalle
risorse, dalle materie prime e dal capitale umano russo.
Noi abbiamo fatto due guerre per separare questi due mondi, perché è chiaro
che nel momento stesso in cui c'è un'Europa unita che comprende anche l'altra
parte d'Europa che è la Russia — perché la Russia è Europa a tutti gli effetti —
voi capite che quello che emerge è un soggetto geopolitico potente, che ha
capacità produttiva, che ha tecnologia, che ha capitale umano (l'Europa fa 500
milioni di abitanti tutta intera, la Russia ne fa 140 milioni). Avremmo, se
avessimo un rapporto di buon vicinato e di cooperazione con la Russia, accesso
a risorse illimitate: acqua potabile, legname, uranio, gas naturale, petrolio, terre
rare, e in più l'ombrello nucleare.
Voi vi siete mai chiesti perché la finanza internazionale odia così tanto la Russia?
Tre sono i motivi. Uno: la Russia ha risorse illimitate, e per un mondo di pirati —
perché gli anglosassoni da sempre sono pirati — quello è una specie di scrigno
del tesoro. Due: la Russia non ha debito, non ha debito pubblico praticamente, e
quello è un'altra leva che viene utilizzata per sottomettere i Paesi. E in più ha
6.000 testate nucleari. Quindi è un po' come diceva Gigi Proietti: «Er cavaliere
nero», no? Dice: «Al cavaliere nero non gli devi rompere i coglioni». Eppure sono
secoli che l'Occidente rompe i coglioni al cavaliere nero: ci ha pensato
Napoleone prima, ci ha pensato Hitler dopo, e mo ci sta pensando la von der
Leyen con il suo elmetto di lacca.
Noi siamo... è un'equazione a ripetere lo stesso errore. Oggi c'è un piano di
riarmo da 800 miliardi. Voi ricordate quel Fantozzi in cui a un certo punto il
ragioniere sospetta che la moglie abbia come amante il panettiere? A un certo
punto qualsiasi stipetto apra della casa esce fuori il pane, però ancora lui non ha
capito che lui c'ha come amante la moglie. Poi a un certo punto, quando il pane
dentro casa diventa troppo, dice: «Il ragionier Fantozzi fu colto da un dubbio».
Cioè, da noi apriamo gli stipetti dell'Europa ed escono armi, escono dispositivi,
escono leggi, però ancora non abbiamo capito, sembra quasi come il ragionier
Fantozzi: abbiamo armi dappertutto, eppure ancora non siamo stati colti dal
dubbio che qualcuno ci voglia portare in guerra.
Quando si parla, Macron dice: «I nostri ospedali devono essere pronti ad
accogliere decine di feriti». Un'affermazione del genere! Quando sul giornale
appaiono ogni giorno dichiarazioni di fuoco: «Abbatteremo i MiG russi», poi lo
dice la von der Leyen, non ho capito a quale titolo. L'esercito europeo non
esiste, lei è un commissario europeo non eletto da nessuno, eppure fa
dichiarazioni di guerra. È stata sì il ministro della Difesa tedesco, tra l'altro con
qualche scandalo che ha insabbiato come quelli dei famosi SMS e degli acquisti di questi famigerati vaccini.
Insomma, a un certo punto uno dovrebbe essere colto da un sospetto. Io faccio
sempre l'esempio della pistola di Čechov: il grande drammaturgo Čechov diceva
che quando in un romanzo a un certo punto compare una pistola, prima o poi
quella pistola spara. Quando tu senti parlare di armi, senti parlare di ottenere
una vittoria strategica, quando senti di aerei spostati segretamente al confine
con la Russia, quando senti che tutti i Paesi europei dicono che l'Ucraina vincerà
e si riprenderà tutti i suoi territori, a un certo punto, come il ragionier Fantozzi,
devi essere colto da un dubbio.
Che poi, torno a dire, è la stessa cosa che è successa nel secolo scorso, perché la
Germania, uscita distrutta dalla prima guerra mondiale con il Trattato di
Versailles che l'aveva messa in ginocchio — un Paese in preda alla
disoccupazione, un Paese pieno di debiti, un Paese da ricostruire — e poi a un
certo punto improvvisamente si è trovata con l'esercito più potente d'Europa.
Parentesi: Merz ha detto che avremo di nuovo l'esercito più potente d'Europa.
Qualcuno gli dovrebbe ricordare che qualcuno il secolo scorso ci ha provato e
non è andata benissimo.
Quindi dicevamo: chi è che ha armato Adolf Hitler? Chi è che ha finanziato Adolf
Hitler? Ve lo siete mai domandato? Dove li ha tirati fuori i soldi Hitler per
ricostruire quell'esercito? Quando lui fece l'Anschluss con l'Austria, la metà dei
mezzi si fermò per strada, perché era una tigre di carta. Eppure all'improvviso la
Germania si è armata. Lo sapete chi gliel'ha portata la catena di montaggio in
Germania? Il signor Henry Ford, che è stato premiato da Hitler e che è stato
scritto anche sul Mein Kampf, viene citato. Henry Ford ha portato la catena di
montaggio. Il signor Rockefeller con la Standard Oil ha venduto il petrolio a
Hitler anche a guerra iniziata.
La Fanta... qualcuno sa la storia della Fanta? La Fanta veniva prodotta dalla
Coca-Cola; per la Coca-Cola era brutto venderla in Germania, si sono inventati
un prodotto da vendere nella Germania nazista e si sono inventati la Fanta.
Andatevi a leggere la storia della Fanta, è tutto molto interessante.
Quindi quello che era l'arcinemico d'Europa, quello che era Hitler, è stato
armato, è stato finanziato ed è stato anche indirizzato verso l'Unione Sovietica. È
stato lasciato fare. Infatti lo scopo era distruggere la Germania, distruggere
l'Unione Sovietica. La Germania è uscita devastata dallo scontro con l'Unione Sovietica, non è che l'hanno vinta gli Alleati. I russi hanno perso il 15% della
popolazione, 22 milioni di abitanti; gli Stati Uniti mi sembra lo 0,4%.
Quindi qual è il sogno dell'Occidente? L'Occidente inteso Stati Uniti e Gran
Bretagna: l'Europa che si scaglia contro la Russia, ne escono tutte e due
indebolite e poi te li pappi tutte e due in un colpo solo. C'è un articolo di Limes,
Dario Fabbri 2014, quando parla del colpo di Stato di Maidan: Dario Fabbri su
Limes nel 2014 parla di colpo di Stato e dice a che serve questo colpo di Stato: a
limare le ambizioni geopolitiche dell'Europa e della Russia, perché se sono
impantanate in una guerra tra di loro cessano di avere ambizioni globali, ma
sono focalizzate sulla guerra tra di loro.
E quindi — e adesso vado più veloce — quindi Maidan, dove Victoria Nuland
dice: «Abbiamo speso 5 miliardi di dollari per dare all'Ucraina il governo che si
meritava», un colpo di Stato che ha rovesciato un governo democraticamente
eletto, corrotto, Janukovyč, schifoso, un oligarca, però era una figura di
equilibrio che si barcamenava, il vaso di coccio tra i due vasi di piombo, per
citare Manzoni.
E quindi colpo di Stato, i neonazisti al potere. E quando vi dicono che i
neonazisti sono una minoranza e vi chiedete come fanno a controllare un
Paese, io vi faccio l'esempio del Sud Italia con la mafia. Come fa la mafia a
controllare il Sud Italia? Tutti i meridionali sono mafiosi? Basta una minoranza
armata, violenta, organizzata militarmente e protetta ad alto livello, e tu puoi
avere il controllo militare di un territorio. Stessa cosa che è successa in Ucraina.
Hanno preso il controllo, hanno dichiarato guerra alle popolazioni russofone.
C'erano gli accordi di Minsk in piedi, che dovevano essere un qualcosa di
analogo a quello con il quale è stato risolto il problema con l'Alto Adige, voi
ricorderete: regione a statuto speciale, Aldo Moro, che ha posto fine al
terrorismo perché c'erano attentati, c'erano sabotaggi, c'era un conflitto che
poteva deflagrare, eppure lo statuto speciale ha risolto il problema. Cosa che
dovevano dare gli ucraini alle popolazioni del Donbass, che — badate bene —
non hanno mai sognato la secessione: loro si sono sempre sentiti ucraini, e io
questo ve lo posso garantire per 8 anni che sono andato lì, non c'è mai stata
una persona che diceva: «Noi vogliamo diventare russi» o «Noi ci sentiamo
russi». Loro si sono sempre sentiti ucraini perché sono nati in Ucraina e
parlavano la lingua russa come il 90% degli ucraini, anche quelli che vivono a
Leopoli. Volevano rispettata la loro religione, la loro identità, come le persone che abitavano nell'Alto Adige.
E c'erano due Paesi che si sono fatti garanti di questo, che erano la Germania e
la Francia. Eppure, per stessa ammissione della Merkel e di Hollande, Germania
e Francia hanno disatteso gli accordi di Minsk e hanno segretamente continuato
ad armare e ad addestrare l'Ucraina, per loro stessa ammissione.
Quindi a un certo punto la Russia si è trovata di fronte al dilemma: aspettare che
l'Ucraina invadesse il Donbass oppure prevenire questa cosa. E quindi sono
entrati dentro: sono entrati dentro con un'azione dimostrativa, sono entrati
dentro con 100.000 uomini. Quando gli Stati Uniti e la loro alleanza, nella quale
c'erano anche gli ucraini, hanno invaso l'Iraq, sono entrati con 2 milioni di
uomini, ed era un Paese di cartone con un esercito di cartone. Quando i russi
sono entrati in Ucraina, uno degli eserciti più armati e più organizzati di tutto
l'Occidente, sono entrati con 100.000 uomini. Ma perché? Perché volevano
dimostrare all'Ucraina che oramai il Rubicone era oltrepassato, che era finito il
tempo degli scherzi e che quindi bisognava giungere a un accordo.
Zelensky era terrorizzato, chiama Macron — l'avrete vista tutti la telefonata in
cui piagnucolava e diceva: «Ma certo, dobbiamo trattare, dobbiamo trattare,
dovrai cedere i territori, ma certo, cedo i territori». E infatti le trattative sono
andate avanti fino a quando non è arrivato Boris Johnson, fin quando non c'è
stata Buča, fin quando non si sono create le condizioni per far saltare gli accordi
di pace, perché quegli accordi di pace non si dovevano fare perché la trappola
era scattata. Putin era caduto nella trappola, e adesso bisognava trascinarci
dentro l'Europa occidentale.
E lì è iniziata la «rana bollita»: non manderemo armi, poi non manderemo le
armi letali (vai a capire quali sono le armi non letali), poi cominciano a mandare i
Leopard, i carri armati no, poi i carri armati sì, gli aerei mai, poi gli aerei sì, poi i
missili a corto raggio, poi i missili a lungo raggio. Cosa manca? Le truppe.
Mancano le truppe.
Quindi questa è stata una serie di scommesse che sono state fatte. Cioè, la
Russia è entrata in Ucraina scommettendo che l'Ucraina avrebbe capitolato in
poco tempo di fronte a quell'azione dimostrativa, che non poteva chiaramente
reggere l'urto, e la Russia ha scommesso che l'Europa occidentale avrebbe
obbligato l'Ucraina a trattare. Gli anglosassoni hanno costretto e convinto
l'Europa occidentale a protrarre la guerra a oltranza, scommettendo che la Russia non avrebbe mai utilizzato le armi nucleari.
Adesso siamo di fronte all'ultima scommessa, perché se l'Europa non manda le
truppe la guerra è persa, malamente. Persa malamente, perché il rapporto
demografico tra l'Ucraina e la Russia è nettamente a favore della Russia: 140
milioni contro, ormai saranno rimasti mal contati, 50 milioni di ucraini (uno a
cinque, puoi mandare tutte le armi che vuoi, stanno raschiando il fondo del
barile per raccattare gente da spedire al fronte). Quindi il rapporto è 3 a 1. Se
l'Europa occidentale entra in guerra, 500 milioni contro 140 milioni: per la
Russia diventa un nuovo Afghanistan, perché se col nastro trasportatore
cominci a mandare truppe, tu vedrai che si inverte la guerra e pezzo dopo pezzo
gli ucraini si riprendono i loro territori, come dice Zelensky, come ha detto
Trump recentemente in una dichiarazione: gli ucraini si possono riprendere i
loro territori.
Se — e qui è l'ultima scommessa — i russi non danno seguito alla loro prima
minaccia che hanno fatto, che era: se gli europei mandano truppe, noi
attaccheremo i Paesi europei con armi nucleari. Perché è chiaro che se l'Europa
manda le truppe e la Russia non usa le armi nucleari, la guerra è
matematicamente persa: 10 anni di lotte, 2-3 milioni di morti, un
dissanguamento tra sanzioni, uomini triturati, mezzi, eccetera. Europa e Russia
si dissanguano come si sono dissanguate nel secolo scorso Germania e Russia,
né più e né meno.
Il problema è: che cosa succederà? Oggi la Germania non c'ha nessuna
intenzione di mandare le truppe, anche se hanno mandato la cartolina con la
leva obbligatoria... no, leva obbligatoria no, invitano i giovani a riprendere a fare
il servizio militare. Quindi anche questo, Fantozzi: aprono lo stipetto e ci sono le
lettere inviate ai cittadini tedeschi. I primi che partiranno saranno i baltici,
ovviamente. I primi che partiranno saranno i baltici, tant'è che sono mesi che ci
dicono che la Russia entro 3 anni attaccherà i Paesi baltici. Che è la profezia che
si autoavvera, perché se i baltici mandano le truppe, automaticamente la Russia
vede i baltici come un legittimo bersaglio.
E a quel punto cosa succede se la Russia attacca un Paese della NATO? Oppure
dici: vabbè, sono solo i baltici a mandare le truppe. Ma anche qui, inizia la rana
bollita: poi arrivano i polacchi, poi arrivano i rumeni, poi arrivano i cechi, poi
arrivano i tedeschi, e poi che, francesi e italiani sono da meno? Forse rimangono
fuori gli spagnoli e forse rimangono fuori i portoghesi, come è avvenuto nel secolo scorso, perché stanno parecchio a occidente. Tutti gli altri stanno dentro,
e noi, il nostro lavoro, le nostre tasse verranno impiegate per finanziare questa
follia.
E tenete presente, io ve lo ripeto: non è se, è quando. Perché questa cosa è già
stata decisa. Ricordatevi questo giorno. Questo è come mio padre, quando
qualcuno dirà: «Questo è scemo». È successo in Calabria: io avevo ricevuto un
premio, eravamo nel 2021, e in quell'occasione, era ottobre, dissi: «Guardate
che entro poco la Russia invaderà l'Ucraina e rischiamo la Terza Guerra
Mondiale». Una signora si lamentò con l'organizzazione e disse: «Ci avete
mandato uno scemo che parla di Terza Guerra Mondiale». Quando la Russia è
entrata in Ucraina, questa signora si è fatta dare il mio numero di telefono
dall'organizzazione, mi ha chiamato — io non sapevo chi fosse — per scusarsi.
Disse: «Io pensavo che lei fosse scemo perché ci parlò che la Russia avrebbe
invaso l'Ucraina e che avremmo rischiato la Terza Guerra Mondiale». Adesso io
vi dico che l'invio delle truppe NATO ufficialmente — perché ufficiosamente già
ci stanno, attenzione — ufficialmente avverrà a breve.
E a quel punto è l'ultima scommessa: cioè scommettere che la Russia non
utilizzerà le nucleari. E la Russia non ha altra alternativa, tenete bene a mente,
per vincere la guerra, per uscirne fuori intatta e non distrutta, che utilizzare le
armi nucleari. L'altra alternativa sarebbe che arrivino truppe cinesi e truppe
nordcoreane degli alleati più stretti, o iraniani, a puntellare le truppe che
arrivano dall'Occidente, ma anche questa sarebbe una follia. Quindi l'unico
modo che ha la Russia per sperare di chiudere è utilizzare un'azione
dimostrativa, far capire all'Europa che non si scherza più.
Questa è la situazione, questa è la fotografia esatta della situazione. È come
Gioventù bruciata, ve lo ricordate il film? Quella corsa folle verso il burrone in cui
perde chi si butta per primo dalla macchina. Oramai noi siamo verso quel
burrone e nessuno dei due, né l'Unione Europea né la Russia, si vuole buttare
giù dalla macchina, perché chi si butta giù dalla macchina per primo perde. E
noi siamo dietro, noi siamo seduti dietro mentre questi guidano.
E gli anglosassoni si sono posti in una posizione perfetta: gli inglesi sono usciti
dall'Europa e dettano le condizioni, parlano spesso a nome dell'Europa (ci avete
fatto caso? Tu sei fuori dall'Europa, sei uscito fuori, quindi ammesso che
l'Europa significhi qualcosa tu ti dovresti stare zitto e farti gli affari tuoi, eppure
parlano). E gli Stati Uniti, che sono quelli che ci hanno trascinato dentro il conflitto fisicamente con Victoria Nuland — vi ricordate «Fuck the EU», «fanculo
l'Europa», ve la ricordate? Lo disse! E questo è quello che è successo. E adesso
con Trump che fa il pesce in barile, fa finta come se lui non avesse avuto una
prima amministrazione, come se non avesse già inviato le armi in Ucraina, come
se non continuasse a inviare armi in Ucraina. Lui dice che l'Europa non deve
comprare il petrolio... te credo, glielo vendono loro!
E tenete presente che gli americani non hanno mai smesso di comprare uranio
dalla Russia, perché l'uranio è fuori dalle sanzioni, perché l'uranio ce l'hanno in
pochi al mondo: nel Sahel, dove lo prendeva la Francia che è stata cacciata via a
pedate da Mali, Niger e Burkina Faso con l'aiuto dei russi (e questo Macron ce
l'ha un po' con Putin), poi l'altro uranio lo trovate in Russia e in Kazakistan. E
l'uranio non è mai entrato nelle sanzioni; addirittura i francesi l'uranio lo
mandavano in Russia perché fosse trasformato da Rosatom in materiale fissile.
Quindi voi pensate l'ipocrisia che c'è dietro il blocco dell'acquisto di prodotti
petroliferi e gas dalla Federazione Russa.
Per non parlare poi della questione dell'inquinamento, che è ridicola: per anni ci
hanno detto la CO2, le macchine a combustione, poi fanno un piano di riarmo
da 800 miliardi, attaccano le raffinerie di petrolio, in Palestina hanno buttato
tonnellate di bombe, estraggono il gas negli Stati Uniti con la tecnica del
fracking che è una follia ambientale (acqua mista a sostanze chimiche pompata
ad enorme pressione nelle falde acquifere), poi gas liquefatto trasportato con le
navi gassiere dall'altra parte del mondo, rigassificato con i rigassificatori che
sono una bomba atomica parcheggiata fuori dalle nostre coste che potrebbe
esplodere in un incidente catastrofico... però poi ti parlano di ambientalismo e ti
puntano il dito perché il problema sei tu con la Panda, perché è colpa tua. Di
fronte a una situazione del genere sei tu con la Panda.
Un piano da 800 miliardi di riarmo: pensate all'estrazione, alla trasformazione
dell'acciaio per produrre le armi, pensate ai test, alle esercitazioni. Durante la
pandemia tu non potevi circolare, invece Defender Europe 2020 e 2021
circolavano, giravano, facevano esercitazioni: quelle non inquinano, un carro
armato che consuma non so quante centinaia di litri ogni 10 km... però il
problema sei tu con la Panda.
Quindi voi capite che è tutta un'ipocrisia, è tutto un bombardamento di notizie
fuorvianti, è tutto un modo per distrarre l'attenzione dal concetto di Fantozzi.
Cioè, noi siamo tanti ragionier Fantozzi che non ci accorgiamo di quello che sta per succedere. C'abbiamo le prove ovunque, eppure continuiamo a fare la vita
di tutti i giorni. Continuiamo a parlare di stronzate, passatemi il termine, di
stupidaggini.
E soprattutto poi è quel gioco di prestigio. Il prestigiatore perché ha successo?
Perché tu vieni distratto da una mano mentre l'altra mano fa il trucco. Noi siamo
distratti da tante mani che si muovono mentre il trucco sta avvenendo dove? In
Ucraina, dove ci stanno trascinando in guerra, dove ci stanno trascinando a
mandare i nostri ragazzi e a spendere l'ira di Dio di soldi in una guerra
convenzionale completamente folle con la Russia, che poteva essere risolta anni
fa diplomaticamente dando lo statuto speciale a una regione e obbligando
l'Ucraina a concedere lo statuto speciale. Che poi era quello che diceva Zelensky
all'inizio: Zelensky è stato eletto dicendo che bisognava fare la pace con la
Russia. Era una cosa che sapevano tutti. La Russia non ha nessun interesse a
invadere l'Europa. Parliamo di un Paese con 11 fusi orari, ma l'avete vista che
cos'è la Russia sulla mappa? Avete provato a fare un gioco: prendete il Donbass
e moltiplicatelo in tutta la Russia, quanti Donbass c'entrano in tutta la Russia?
Ma veramente pensiamo che Putin, il suo entourage, i russi siano così folli, un
Paese sottopopolato di 140 milioni di abitanti con 11 fusi orari con risorse
illimitate, gli interessa una striscia di terra così?
Quella era una situazione che si poteva risolvere, perché quello è un problema
di equilibri di sicurezza. Gli americani si sentono minacciati dalle Isole Salomone
che hanno fatto un accordo con la Cina — e le Isole Salomone se non sbaglio
sono a 9.000 km dalle coste americane — e questi non possono essere
preoccupati di quello che succede al di là del loro confine, dopo essere stati
attaccati da Napoleone, dopo essere stati attaccati da Hitler e dopo che per anni
tutto il mondo ha deciso di fargli la guerra?
E in Palestina cosa sta succedendo? In Palestina è lo stesso identico discorso.
L'ha detto sempre Merz: Israele sta facendo il lavoro sporco per conto nostro.
L'ha detto Robert Kennedy: Israele è la nostra portaerei sul Mediterraneo e
controlla le rotte petrolifere. Questo è. Se voi vedete Israele come un
avamposto fortificato dell'Occidente, abitato da gente ipermilitarizzata, fanatica
fino al midollo, con progetti espansionistici per allargare il protettorato militare
e consolidare la presenza in Medio Oriente, forse tutto quello che sta
succedendo appare più chiaro. Appare più chiaro perché attaccano il Libano,
perché attaccano la Siria, perché attaccano l'Iran. Perché quando tu devi
prepararti alla guerra hai bisogno di più spazio, hai bisogno di non avere un
nemico interno, e il nemico interno lo stanno azzerando: il nemico interno sono
gli autoctoni, i palestinesi.
È una questione militare, non c'entra niente come la stanno spacciando come
un conflitto tra l'Occidente e l'Islam oppure il terrorismo di Hamas. Del
terrorismo non gliene frega niente a nessuno: noi abbiamo il numero due di al-
Qaeda che oggi sta all'ONU! La Meloni che ha detto che Hamas sono i terroristi
ha incontrato e ha stretto la mano a un terrorista vero, il numero due di al-
Qaeda. E non lo dico io: al-Jolani, Ahmed al-Sharaa, il presidente — mi fa quasi
ridere dirlo — della Siria, era il numero due di al-Qaeda in Siria, era il numero
due dietro al-Zawahiri! Vi ricordate cos'è al-Qaeda? Noi abbiamo fatto l'11
settembre, la guerra al terrore, l'invasione dell'Afghanistan, l'invasione dell'Iraq
per combattere il terrorismo internazionale, per combattere al-Qaeda. E oggi un
uomo di al-Qaeda è a capo della Siria e nessuno fa una piega, nessuno dice
niente! C'era una taglia da 10 milioni di dollari del Dipartimento di Stato
americano con scritto «Stop this terrorist»! E questo non me lo sto inventando
io, io non sono un pazzo: tutto quello che vi sto dicendo è documentato, è
verificabile con due clic sul computer.
Al-Qaeda è tornata a New York dopo l'11 settembre, è tornata sul luogo del
delitto. Osama bin Laden era un amico di famiglia della famiglia Bush. L'ho
ripetuto fino alla nausea: Loredana Bertè racconta in un aneddoto che lei e suo
marito Björn Borg andarono a cena a casa dei Bush e a tavola con loro c'era
Osama bin Laden, il numero uno di al-Qaeda. Oggi il numero due di al-Qaeda in
Siria sta all'ONU a parlare. Ma a qualcuno gli può venire qualche sospetto che
forse sta gente... Al-Qaeda solo il termine, la parola «al-Qaeda» significa
«database», ed era il database dei mujahidin che avevano combattuto per conto
degli Stati Uniti in Afghanistan contro l'Unione Sovietica.
Questo è mettere in fila i puntini. Nella nebbia delle informazioni, poi quando la
nebbia si dissolve, vai un attimo sopra e vedi come si muovono le cose. La Siria
era un Paese fondamentale negli equilibri del Medio Oriente. La Siria, quando
crollò l'Unione Sovietica, il ministro degli Esteri sovietico Ševardnadze incontrò
Hafez al-Assad, il padre di Assad, e gli disse: «Noi non possiamo più garantire la
parità strategica con Israele». Perché il cavaliere nero in Medio Oriente nei
confronti di Israele era appunto la Siria, insieme all'Iran. Erano i due cavalieri
neri. Una volta eliminati i due cavalieri neri — e c'era anche l'Iraq — una volta
eliminati questi soggetti da quell'area, tu prendi il controllo di quell'area.
E cosa hanno eliminato? Hanno eliminato l'Iraq con la falsa storia delle armi di
distruzione di massa, che ricorda la falsa arma nucleare che avrebbe l'Iran a
casa sua. Quindi hanno eliminato l'Iraq con una storia falsa, e questo non è che
lo dico io: le armi di distruzione di massa in passato ce le aveva, gliele avevamo
fornite noi per combattere l'Iran, poi le aveva distrutte, non avevano più uno
straccio di arma di distruzione di massa. Abbiamo falsificato le prove utilizzando
Ahmed Chalabi, che era l'uomo che doveva prendere il posto di Saddam Hussein
una volta crollato il governo. Ahmed Chalabi ha raccontato tutto a una
giornalista francese di France 5 e la mattina dopo l'hanno trovato morto nella
sua stanza d'albergo. Armi di distruzione di massa mai trovate, Paese distrutto.
La Siria distrutta. Cosa manca? L'Iran.
Il Libano è un Paese che sta più di là che di qua. E se andiamo a vedere dopo
l'11 settembre cosa disse Wesley Clark, generale del Pentagono, al suo Joint
Staff: gli arrivò un suo collega, gli fece vedere un foglietto e c'erano sette Paesi
da attaccare dopo l'11 settembre. Cioè, 11 settembre, siamo al 20 settembre, 9
giorni dopo circolava una lista con sette Paesi da attaccare. Questi già sapevano
tutto 9 giorni dopo l'11 settembre! Lo dice Wesley Clark intervistato da
Democracy Now!, trasmissione libera statunitense: andate su YouTube e ve la
ascoltate. E quello è un generale del Pentagono, uno che lavorava al Pentagono!
È una fonte complottista, se l'è inventato? Quali erano questi sette Paesi? Libia,
Siria, Iraq, Iran, Somalia, Sudan e Libano. Sette Paesi da attaccare nei successivi
5 anni. Fatevi il conto di quali sono stati attaccati, distrutti o disarticolati.
Libia: sparita, in preda alle bande armate. C'era Gheddafi, brutto, cattivo, ma la
Libia era il Paese più florido di tutta l'Africa, un Paese che esportava solo laureati
con alto tasso di scolarizzazione. Paese distrutto, Paese in preda al caos. La
Siria: idem con patate, c'era Assad, brutto, cattivo, il macellaio, il dittatore,
eccetera; oggi abbiamo a capo della Siria il numero due di al-Qaeda, un Paese spaccato in quattro parti: a sud c'è Israele, a nord c'è la Turchia, a est ci stanno i
curdi con gli Stati Uniti dietro e poi ci stanno i russi. Paese spaccato in quattro
parti. Lo scemo di turno sono anni che dice: togliete Assad e il Paese finisce
come la Libia, solo che quelli l'hanno spaccato in due e questo lo spaccano in
quattro; oggi noi abbiamo un Paese spaccato in quattro. Manca l'Iran.
E quindi il 7 ottobre è il nuovo 11 settembre, è il nuovo pretesto per una
riorganizzazione del Medio Oriente. E lo sappiamo, perché questi sapevano da
un anno che avrebbero fatto l'attacco: c'è l'Unità 8200 che ha lanciato mille
allarmi, li abbiamo ascoltati, li abbiamo intercettati, li abbiamo visti mentre si
esercitavano. Il Paese più militarizzato del pianeta, dove c'è un palestinese che
si scaccola dietro quel muro e dopo 5 minuti partono i caccia, quel giorno non
c'era nessuno! Non sono usciti a pattugliare, addirittura ci hanno organizzato un
rave party! Il generale Halevi, il capo dell'IDF, ha detto alla moglie: «Questo
giorno inizierà la distruzione di Gaza». Ci sono testimonianze dei militari che gli
hanno detto quella mattina di non uscire a pattugliare. Io ho ascoltato un vocale
di una persona che ha parenti in Israele che militano nelle forze armate che non
si fanno una ragione del quale motivo è successo quel fatto e per quale motivo
erano tutti fermi e immobili, non son partite le forze speciali. Serviva un
pretesto, come l'11 settembre. Il 7 ottobre è il nuovo 11 settembre, perché devi
giustificare alla massa bovina l'utilizzo delle armi per riorganizzare il Medio
Oriente.
Poi è partita la propaganda, son partite le false decapitazioni, hanno detto che
avevano decapitato 40 neonati, e poi nel contempo ne hanno ammazzati più di
10.000 di neonati, però dei 10.000 dall'altra parte nessuno dice niente. E ancora
oggi qualcuno sostiene che qui Israele ha il diritto di difendersi. Questa è
rapporti di forza, qui si muovono le placche tettoniche che regolano la storia, ci
sono miliardi di dollari di investimenti. E di fronte a miliardi di dollari di
investimenti, i palestinesi, come noi tutti, siamo scarafaggi. Siamo scarafaggi
che possono essere schiacciati a piacimento. È stato sempre così nella storia, è
così anche oggi, non è cambiato di una virgola. Chi gestisce il potere, il potere
assoluto, quello vero, ti considera uno scarafaggio. I padroni del denaro.
I padroni del denaro... Vi racconto un aneddoto, vediamo quanto tempo ho a
disposizione perché io poi parlo e perdo la cognizione del tempo. Siamo quasi
alla fine, mi prende il panico. Allora, per farvi un esempio: avete presente la
regina Vittoria? La regina Vittoria, 1800, la donna più potente del pianeta, il più
grande impero del pianeta, l'Impero britannico alla sua massima estensione.
Possedeva un'impresa privata, la Compagnia delle Indie possedeva l'India!
L'India, un continente, era di proprietà privata, poi fu donato alla corona inglese
che divenne anche imperatrice dell'India, ma prima l'India era di proprietà di
una multinazionale che aveva un esercito privato, quello dei Sepoy, e che
trattava con i maragià che hanno coperto d'oro per il controllo del territorio per
conto loro.
La regina d'Inghilterra comunque aveva un problema, perché per arrivare in
India bisognava circumnavigare l'Africa: due mesi di viaggio, un mese di viaggio.
A un certo punto un consorzio di francesi insieme agli egiziani scava il Canale di
Suez. Questo voleva dire risparmiarsi un mese di viaggio per arrivare in India.
Quindi per l'Inghilterra era determinante avere un controllo sul Canale di Suez o
dover pagare cifre enormi ogni volta che le navi passavano per il Canale di Suez.
All'epoca il Primo Ministro era Benjamin Disraeli. Benjamin Disraeli, che era
entrato nelle grazie perché era un affabulatore, era un uomo che sapeva
trattare in particolare con le donne, quindi sapeva blandire la regina. La regina
era quella che metteva la firma, ma poi la politica la faceva il Primo Ministro, e il
Primo Ministro sosteneva l'imperialismo, l'Impero britannico con la forza, a
differenza di Gladstone che invece voleva che l'impero mettesse davanti il
commercio.
Insomma, a un certo punto Disraeli dice: «Guardi regina, c'è un'opportunità: c'è
l'opportunità di prendere il controllo del Canale di Suez, di avere delle quote,
perché il chedivè, che regna in Egitto, era indebitato fino al collo — debito,
perché ha costruito palazzi, strade, eccetera — non c'ha più una lira e mette in
vendita segretamente, fino a un certo punto, le sue quote del Canale di Suez».
Quindi un tot di quote le avevano compagnie private francesi, imprenditori
francesi, e un po' di quote le aveva il chedivè. Il chedivè metteva in vendita le
sue quote.
Questo è per farvi capire chi è che veramente gestisce il potere, chi è che è
veramente al potere. Io in Governare con il terrore cito Bernays: Bernays è l'uomo
che ha inventato la propaganda, lui dice: «Chi gestisce il potere si può
permettere la democrazia a patto di utilizzare la propaganda», cioè a patto di
fare in modo che la gente faccia quello che chi è al potere vuole che faccia,
perché io ti condiziono il cervello e ti faccio agire in maniera conforme e
concorde con quello che io voglio. E lui parla anche di un governo invisibile: «Il
mondo è governato da un potere invisibile, da un governo invisibile, persone
delle quali la stragrande maggioranza del popolo non ha idea neanche di come sia fatta la faccia». Questo lo dice Bernays, citato malamente adesso, ma lì
testualmente.
E insomma, per farvi capire chi è questo governo invisibile, chi è che ha questo
potere illimitato: Benjamin Disraeli va dalla regina e gli dice: «Bisogna comprare
le quote». Voi pensate che la regina non aveva i soldi per comprare le quote.
Servivano, se non ricordo male, 4 milioni di sterline dell'epoca. La regina dice:
«Chi ce li può dare?» Benjamin Disraeli era in amicizia col barone Rothschild.
Questa è storia, non è che me la sto inventando io, non è complottista, non è
tirare in ballo questi per buttare la discussione in caciara: è per fare un esempio,
se ne potrebbero fare tanti altri, un esempio tra i tanti, come quando parlavamo
della finanza che ha finanziato Hitler.
Benjamin Disraeli manda una persona dal barone e gli chiede il prestito di
questi soldi, 4 milioni di sterline. Il barone chiede: «Per quando servono questi
soldi?» «Per domani». Lui stava mangiando un acino d'uva, sputa il seme in un
piatto: «Cosa mi date in garanzia?» «La corona d'Inghilterra», fu la risposta.
Esistono persone che possono prestare soldi allo Stato che lo Stato non ha. Oggi
voi pensate a un Paese come l'Italia indebitato fino al collo, come la Francia,
come la Germania, i Paesi africani... Voi pensate invece che all'epoca stavamo
parlando del più potente impero sulla faccia della terra che non aveva i soldi per
comprare le quote del Canale di Suez, che erano vitali per la loro economia e
per la loro egemonia, e se li sono fatti prestare da una persona che aveva la
liquidità.
E queste persone rispetto a noi hanno un enorme vantaggio: che queste
persone fanno progetti. Noi quando abbiamo i soldi progettiamo la vacanza:
c'hai 1.000 euro e dici, quando comincia a essere febbraio — adesso sempre un
po' prima cominciamo perché i soldi sono di meno e quindi speriamo di avere
prezzi favorevoli, quindi cominciamo a progettare le vacanze dell'anno dopo
quando sono finite quelle dell'anno prima — e quindi c'hai 1.000 euro e dici: «Va
bene, prendo la macchina, arrivo fino a lì, poi lì prendo il traghetto, vado
dall'altra parte, noleggio la casa, poi lì magari mi noleggio il kayak e mi vado a
fare un giro». Hai i soldi e fai un progetto. Voi pensate ad avere più soldi di uno
Stato. Pensate oggi di avere il potere anche di scrivervi i soldi sul conto corrente,
soldi che non hanno un sottostante, e poterti accreditare... Quindi puoi fondare
un giornale, puoi fondare una televisione, puoi promuovere la carriera politica
di una persona piuttosto che un'altra, puoi a un certo punto finanziare la
produzione di piattaforme social per dare il via a un'operazione di profilazione di massa della popolazione, per esempio. Perché questo sono i social network, questo sono i cellulari.
Questa gente progetta a 20, a 30, a 40 anni. Ed è come quando giochi a scacchi
con un maestro: tu vedi davanti una scacchiera, il maestro in testa c'ha un'altra
scacchiera. Quando noi vediamo questi che litigano «le truppe sì, le truppe no»,
questi già sanno che prima o poi le truppe verranno mandate, e che faranno in
modo e costringeranno i Paesi europei a mandare quelle truppe, perché quegli
uomini che stanno lì nei governi ce l'hanno messi loro, perché i giornali che
influenzano la carriera di quegli uomini e dell'opinione pubblica li posseggono
loro, perché loro, pur non controllando tutta la rete ferroviaria, controllano tutti
gli scambi e controllano molti dei ferrovieri, e quindi dirigono il traffico,
stabiliscono che quel treno a quella tal ora passa in quel determinato punto.
Perché è questo quello che succede.
Quello che è successo con l'11 settembre: l'11 settembre non erano quattro
scappati di casa che dirottano un aereo, era un progetto di riassetto del Medio
Oriente, serviva un pretesto per invadere l'Afghanistan. Vedete oggi che Trump
rivuole la base in Afghanistan? L'avete letto? Base poi tra l'altro costruita dai
russi prima, ampliata dagli americani, e oggi la rivogliono. Perché? Perché se
vuoi fare la guerra alla Cina ti serve l'Afghanistan per fomentare gli uiguri, il
terrorismo uiguro in terra cinese per creare un altro casus belli. Perché poi non
c'è tempo di parlare dell'Indo-Pacifico: le tre direttrici della guerra mondiale a
tappe che noi stiamo vivendo sono una che va verso l'Europa passando per
l'Ucraina, una passa per il Medio Oriente al crocevia di tre continenti, e poi c'è
l'Indo-Pacifico dove abbiamo il Giappone che si sta riarmando.
Il Giappone è l'esatto equivalente della Germania, i due Paesi che hanno perso
la seconda guerra mondiale insieme a noi in maniera fallimentare e che oggi
sono i Paesi più succubi e più vassalli: Giappone, Germania, Italia. Guardate
dove son posizionati. Oggi il Giappone si sta riarmando, è animato da un forte
sentimento nazionalista. Di nuovo, il presupposto del bellicismo è
l'ipernazionalismo, l'ultranazionalismo, il fanatismo. Armi e fanatismo
producono danni, ed è quello che è avvenuto in Ucraina, quello che è avvenuto
in Israele, quello che sta avvenendo in Giappone e quello che succederà in tanti
Paesi europei nei prossimi anni a venire. Perché poi se devi fare la guerra dovrai
necessariamente militarizzare la popolazione. E noi un esempio di
militarizzazione della popolazione l'abbiamo vissuto durante la pandemia,
quando io ho detto che era la prova d'orchestra di quello che sarebbe arrivato dopo, perché quando tu devi andare in guerra hai bisogno di una popolazione
militarizzata, hai bisogno di una popolazione disposta a obbedire agli ordini.
E io quando giravo per il centro di Roma nel 2021 e a un certo punto a Natale
c'era chi regolava il traffico della gente a piedi: «Stop quelli che transitano per
Via del Corso, via quelli che passano per Via Condotti, stop a quelli di Via
Condotti», tutti mascherati, tutti in fila e tutti ossequiosi delle regole! Che cos'è
questo se non la piazza d'armi dove i soldati marciano? Tutti uguali, tutti con la
bella divisa della maschera in faccia: è militarismo, è addestramento alla
militarizzazione. Che cos'è se non addestramento alla militarizzazione la
cosiddetta domenica ecologica che si fa a Roma? È meraviglioso, tutti a piedi,
tutti in bicicletta, l'idea è fantastica, ti godi i parchi, chi non vuole una cosa del
genere? Ma io decido che tu quel giorno non pigli la macchina per un motivo
assolutamente pretestuoso, perché non è che se un giorno non pigli la
macchina tu hai cambiato l'inquinamento della città e hai risolto il problema
inquinamento, no: ho abituato la mia popolazione a obbedire agli ordini. Io ti do
un ordine e tu lo esegui.
Ti dico che nel bar puoi prendere il caffè se stai seduto ma c'hai il Green Pass, in
piedi se non c'hai il Green Pass, addirittura lo puoi fare fuori... Cioè quelle regole
folli e assurde sono le stesse regole folli e assurde che si danno su una piazza
d'armi quando si addestrano le reclute: tutti vestiti uguali, tutti col taglio uguale,
marcia, fianco destro, fianco sinistro, avanti, stop, 30 flessioni. Tutto questo
serve ad annientare la volontà, ad abituarti ad obbedire ciecamente agli ordini,
perché se domani ti devo lanciare contro le truppe nemiche tu devi obbedire
senza porti domande. E stanno facendo la stessa cosa con la popolazione:
obbedire senza porsi domande.
I droni su Copenaghen, lo sconfinamento dello spazio aereo in Alaska... È lì
come la tartaruga: la tocchi una volta e quella tira dentro la testa, la tocchi la
seconda volta e tira dentro la testa, dopo la decima volta tocchi la tartaruga e
quella rimane indifferente. E allo stesso modo con queste notizie di guerra:
quando la guerra scoppierà veramente, noi saremo anestetizzati alle notizie di
guerra, non capiremo le conseguenze se gli estoni a un certo punto mandano le
truppe in Ucraina, non ci domanderemo qual è la conseguenza: è una delle
tante notizie che si leggono. Si sapeva che finiva così, quelli sconfinano, noi
mandiamo le truppe... Poi vai a vedere che gli sconfinamenti non ci sono stati
perché non ci sono stati, erano acque internazionali; l'abbattimento non c'è
stato, e c'era scritto sul Corriere della Sera; l'intercettazione non c'è stata, perché anche l'intercettazione è un atto di guerra; c'è stato il monitoraggio di aerei che
sorvolavano una zona di prossimità ma internazionale, e poi in un volo uguale a
centinaia di altri come fanno gli aerei della NATO sul Mar Nero, né più e né
meno. Ma non è che i russi scrivono «intercettati e abbattuti caccia della NATO»
perché hanno sorvolato le acque internazionali sul Mar Nero.
Però questa è guerra cognitiva, questa è guerra psicologica: stiamo abituando
la tartaruga a non allarmarsi e a non tirare più la testa dentro il carapace. La
vera guerra, signori e signore mie, è dentro la nostra testa. È la guerra che viene
fatta con i cellulari: le piattaforme social... L'altro effetto, e non ci sarà mai il
tempo di affrontare questo argomento, l'altro effetto dell'11 settembre è il Total
Information Awareness, un piano per i crimini, un piano di profilazione di massa
della popolazione con la scusa di individuare i terroristi prima che agiscano.
Come fai? Profilo la popolazione. E come faccio a profilare la popolazione?
Faccio in modo che tutti noi mettiamo i nostri dati dentro un database.
Se io fossi un manipolatore e volessi portarmi a letto la signora là davanti, il mio
scopo è solo portarmela a letto, non voglio farci una storia, non voglio far
niente, la voglio sedurre e portarmela a letto. La prima cosa che faccio, mi vado
a vedere il suo Instagram, mi vado a vedere il suo Facebook, mi vado a vedere il
suo LinkedIn: cosa posta, cosa non posta, gli piacciono quelli coi capelli lunghi,
gli piacciono quelli coi capelli corti, quelli vestiti precisini, quelli sdruciti, com'era
il suo vecchio fidanzato, come sono i suoi amici, sulla Palestina e su Israele qual
è la sua posizione, sulla Russia qual è la sua posizione... Se è a favore della NATO
io divento a favore della NATO; se è a favore dei palestinesi sono a favore dei
palestinesi e mi presento con la bandiera «Free Palestine» sulla maglietta.
Pensate se invece, oltre a queste informazioni cosiddette open source, avessi
anche le informazioni non open source: potessi accedere alle sue email, ai suoi
messaggi, ai suoi vocali, ai pensieri, alle telefonate che si fa con la mamma, i
vocali che si è mandati con l'ex fidanzato... Io la conoscerei meglio di come si
conosce lei stessa. La possibilità di portarmela a letto è del 90%. Allo stesso
modo il sistema ci seduce perché conosce tutte le nostre informazioni, ci
manipola come manipolerebbe uno schifoso quella persona per portarsela a
letto, né più e né meno. Le informazioni sono la chiave per accedere al cervello
delle persone.
Io ho la motocicletta, mi arrivano solo pubblicità delle motociclette. E non è
che gli ho chiesto, non gli ho detto niente: adesso dovunque mi giro appaiono motociclette, appaiono motociclisti. Poi magari ti capita pure l'influencer
motociclista, e quindi tu sei in quel mondo lì e quello ti dà quelle... Ti piace la
cucina? C'è l'influencer cuoco. Ti piace il ricamo? C'è l'influencer che fa il ricamo,
che insieme a 10 cose sul ricamo ti butta dentro magari 40 concetti sull'Ucraina.
Tu ti fidi, stai lì, lo ascolti, diventa uno di famiglia. Anch'io potrei essere un
manipolatore: entro nelle vostre case, molti mi considerano uno di casa, e
quindi faccio propaganda, entro dentro la tua casa, ti influenzo, ti metto dentro i
miei pensieri. Tante cose che vi ho detto oggi sono entrate nella vostra testa,
fanno parte del vostro immaginario.
Perché come c'è scritto nel Vangelo, in principio era il Verbo: chi controlla la
parola controlla il mondo. Charlie Kirk è stato ammazzato perché era un
fuoriclasse della parola: aveva 7 milioni di follower, pensavamo che giocasse
nella nostra squadra, a un certo punto si è scoperto che magari era così libero
da poter anche dire quello che pensa e non quello che ci si aspetta che lui dica
per conservare il suo status e la sua posizione. E uno che c'ha 7 milioni di
follower se ti comincia a remare contro è un problema, è un problema
gigantesco. Quindi quando cercano chi l'ha ammazzato, io andrei a cercare tra i
suoi amici più che tra i suoi nemici.
E poi la manipolazione sfrutta questa situazione anche a suo favore per creare
una spaccatura ulteriore all'interno della società, perché io la società la voglio
spaccare in due: omo contro etero, maschi contro femmine. Noi non dobbiamo
mai guardarci come una cosa sola: sinistrati contro destri, pro-Pal contro... È
tutto un continuo spaccare la società in più parti. Durante la pandemia
l'abbiamo visto: hanno spaccato le famiglie, hanno litigato i genitori, hanno
litigato gli amanti, hanno litigato i figli, hanno litigato i nonni coi nipoti, ha
litigato gente che si conosceva da 70 anni! Hanno spaccato tutto con la
propaganda: quello con la maschera e quello senza maschera. Io ho visto gente
uscire dal bosco in montagna a 2.000 metri con la mascherina, ve lo giuro! Ve lo
giuro!
Cioè voi capite la capacità che hanno di spaccare la società? E se finché ci
faremo la guerra tra di noi, possiamo capire che il nemico sta in alto? Che il
nemico è quell'uomo invisibile? Che il nemico è chi può prestare i soldi alla
regina d'Inghilterra? Lo capiamo o no? Gente che stabilisce le regole finanziarie,
che stabilisce come devono essere fatte le nostre città... Tutto quello che noi
vediamo intorno è stato edificato da altri, non l'abbiamo edificato noi. Qui vedo
tante cose meravigliose sulla riconquista dei borghi, delle campagne, ma le megalopoli chi le ha volute? Le megalopoli è la grande tonnara dove io posso
condizionare automaticamente 3, 4, 5 milioni di persone, perché nella piccola
realtà è più difficile. Nella città subito scatta l'emulazione, scatta la
competizione, scatta il conformismo: ti devi adattare, ti devi adeguare, devi
diventare un animale da fattoria. La città è la grande fattoria contemporanea, è
un'azienda zootecnica, e le tecniche che utilizzano per manipolarci sono le
stesse tecniche con le quali si fanno le razze canine.
Noi siamo una società... io l'ho chiamata la «società dei Golden Retriever». Il
Golden Retriever è un cane meraviglioso, noi lo consideriamo intelligente: in
realtà fa avanti e indietro tutto il giorno a portarti lo straccio se tu glielo tiri. Può
essere intelligente un animale che gli tiri lo straccio 400 volte e te lo riporta
indietro per 400 volte fin quando non gli scoppiano i polmoni? Un animale
intelligente è il lupo cecoslovacco: gli tiro lo straccio, lo annusa, se magna? No, e
se ne va. Gioco 3 minuti, ok, mi sono divertito... ho capito, ciao, io c'ho da fare,
devo controllare il territorio, mi devo riprodurre, mi devo costruire un futuro.
Lascia giocare il Golden Retriever o il Border Collie. Io ce l'ho avuti i cani, io li
adoro i cani: io le ho viste le esibizioni dell'agility dei Border Collie, è
meraviglioso, fanno delle cose straordinarie, ma essere intelligente non
coincide con l'essere addestrabile!
Noi siamo addestrabili, i nostri figli sono addestrabili: li lasciamo fare nei campi
di agility per tutta la vita, prima nelle elementari, poi nelle medie, poi nelle
superiori, poi all'università, poi fa il master, arrivano a 50 anni spompati che la
vita l'hanno vista col cannocchiale! Non sanno fare niente con le mani, non
sanno azionare un tagliaerba! Questa è la società dei Border Collie e dei Golden
Retriever: dobbiamo insegnare ai nostri figli a tornare a essere lupi
cecoslovacchi, perché il futuro che ci attende è per i lupi, non è per gli animali
da fattoria. Perché gli animali da fattoria... è meravigliosa la fattoria, c'è il fattore
benevolo che ti dà il riparo, che ti butta il becchime, ma poi se scoppia la guerra
quello prende e ti taglia il collo! Bello grasso, bello cicciotto, e se ti abbandono
nel bosco dopo 5 minuti manco le ossa rimangono! Invece quando arriva il lupo
cecoslovacco, il moldavo, il rumeno, l'arabo che sa fare il pane, che sa riparare le
scarpe... L'altro giorno sono andato dal calzolaio, un ragazzetto c'ha 30 anni, gli
ho detto: «Senti, me le puoi fare per giovedì?» Erano 4 giorni più avanti perché
devo partire e mi servono. «No, io son pieno di lavoro fino a qua». E c'abbiamo
tanti ragazzi di 30 anni che stanno lì a friggere gli hamburger, con i lavori precari
a spalle dei genitori, a studiare, a leggere concetti e tutto il resto, quando un ragazzo che fa il calzolaio è pieno di lavoro fino a qua sopra i capelli! Però se il
genitore... gli dici: «Mio figlio fa il calzolaio», no? Invece laureato in scienze
politiche ma è disoccupato a 50 anni, quello invece ti riempie d'orgoglio, no?
A 24 anni prende la laurea triennale, gli fai la festa con la corona d'alloro che
sembra Giulio Cesare; invece quell'altro che magari ha imparato il mestiere, vive
per conto suo, si compra la macchina per conto suo, si paga l'affitto e magari si
sposa pure, quello è uno sfigato! E non trovi più un fabbro, non trovi più un
falegname, non trovi più un muratore, non trovi più un elettricista, non trovi più
un saldatore italiano manco... veramente Diogene serve per andare in giro e
trovare uno di questi! Voi lo capite che tutto questo è una roba che ci hanno
inculcato dentro al cervello? È un modo per distruggere la capacità... Andate in
una scuola e chiedete a un ragazzo chi vuole essere imprenditore. Ma non
imprenditore con quattro computer su una scrivania, un imprenditore che
metta in piedi una roba tipo la FIAT, che metta una roba in piedi tipo la Ferrari.
Quelli erano tutti artigiani, era gente che faceva artigianato, che sapeva
muovere le mani. Perché se sai muovere le mani, se stai nel mondo del lavoro,
se conosci il prodotto, se conosci il mercato, è lì che ti muovi, non è roba che
studi sui libri! E tu ci parli con quella gente, tu ci parli con quel calzolaio: c'ha più
buon senso e più capacità di interpretare il mondo di qualsiasi laureato in fisica
nucleare, purtroppo. Io l'ho fatta l'università, non è che sto parlando di un
mondo che non conosco. E sono a contatto coi giovani che fanno attività
artigianali e piccola impresa, e li vedi che hanno un altro cervello, hanno una
marcia in più, hanno una visione della famiglia.
A noi ci manca anche il progetto minimo della famiglia: è una società che non
ha più neanche un progetto minimo. Io vado nelle scuole: quanti di voi
ventenni, trentenni nelle università, venticinquenni vuole — non dico domani —
nella vita fare un figlio? Alzano la mano in tre: tre maschi e tre femmine. Dico:
«Vabbè, fate incrociare la domanda con l'offerta e almeno tre famiglie le
abbiamo messe insieme». Ma manca anche il progetto minimo! Ma questa è
una società che va da qualche parte, dove i giovani non c'hanno manco il
progetto minimo? Perché? Perché te devi godere, devi andare in vacanza, devi
spendere i soldi dei tuoi genitori, devi stare all'università fino a 50 anni e porti il
rentier a 1.000 euro...
Pubblico 1: Buongiorno, si fa per dire perché dopo questa ora io... mi viene
male. Vabbè, mi sento molto più Fantozzi oggi. Però io vorrei sapere se esistono
pressioni politiche o militari da parte di quello che io, nella mia ignoranza,
chiamo il mondo islamico, se sono palesate o meno in particolare sull'Europa, e
se sì quali siano i loro obiettivi e le loro strategie sia di ingresso che di
permanenza.
Giorgio Bianchi: Allora, intanto il mondo islamico... Io ho visto il Qatar che è
stato invaso da Israele che ha bombardato il suo territorio e nessuno ha fatto
una piega, quindi io semmai vedo un'enorme sudditanza del mondo islamico
nei confronti dell'Occidente. Tu tieni presente che Paesi come gli Emirati Arabi,
l'Arabia Saudita sono Paesi estremamente fragili, perché gli autoctoni sono circa
il 20%, mentre il resto è tutta popolazione straniera che è lì per lavorare, e come
ha detto giustamente Trump durante il suo primo mandato quando minacciò
l'Arabia Saudita, disse: «Se noi volessimo rovesciare il vostro governo voi
durereste una settimana». Poi il programma di sostituzione etnica è fatto da tutti tranne che dagli islamici, perché se noi vediamo le ONG che lavorano e la politica che promuove un'accoglienza incondizionata di stranieri — noi non facciamo più figli, non c'è più manodopera e quindi gli industriali sono ben contenti di questa sostituzione
etnica — è fatta da tutti fuorché dal mondo islamico, perché i finanziatori e gli
sponsor stanno tutti dalle nostre parti. Quindi anche lì noi vediamo un perfetto gioco delle parti in cui ci stanno — adesso io uso un termine grossolano — i
«sorosiani», una parola che io detesto perché è una grossolana semplificazione,
che importano stranieri a ciclo continuo da Paesi che noi abbiamo
destabilizzato! Perché il libico non si sognava minimamente di venire qui da noi,
così come i neri che lavoravano in Libia non si sognavano minimamente di
venire qui da noi, perché in Libia lavoravano tranquillamente. Gheddafi era
sostenuto soprattutto dai neri, perché la popolazione libica non è nera: i neri,
quelli che vengono dall'Africa subsahariana, andavano in Libia per lavorare e
rimanevano in Libia, non si sognavano di andare via dalla Libia e stavano
benissimo in Libia. Tant'è che quando c'è stato il regime change, le soldataglie
finanziate dall'Occidente che hanno rovesciato Gheddafi, i primi che andavano
ad ammazzare erano i neri, perché i neri voleva dire essere amico di Gheddafi.
Gheddafi che parlava di panafricanismo, che parlava di petrolio che andava
pagato in oro, eccetera.
Quindi anche qui c'è una propaganda che porta allo scontro di civiltà che non
esiste nella realtà: ogni tanto qualcuno ti riporta alla mente la battaglia di
Lepanto, la penetrazione dei Mori in Spagna... Noi siamo lontani anni luce.
Come vediamo, il terrorismo islamico e gli islamisti sono finanziati
dall'Occidente: dove tu leggi la parola «islamista» devi leggere «Occidente».
Tutti i gruppi armati paramilitari che esistono al mondo, a partire dalla mafia,
passando per i narcos, passando per i neonazisti in Ucraina, passando per i
mujahidin, alla fine se vai a stringere ci trovi dietro l'addestramento, le armi e i
soldi dell'Occidente. E la propaganda che viene fatta in quei Paesi è una
propaganda che viene fatta per fomentarerli, ma soprattutto in chiave in quel
Paese lì, non qui da noi, per destabilizzare quei Paesi.
La Siria di Assad, che era un Paese laico nel quale non si parlava di religione,
dove tutti convivevano — te credo, gli alauiti sono una minoranza, i sunniti sono
una maggioranza, quindi è chiaro che la minoranza cerca il sostegno delle altre
minoranze — ma quando sono stato in Siria non si parlava di religione. Il
fondamentalismo ce l'hanno portato le petromonarchie in chiave anti-Assad e
quindi in chiave filo-occidentale. Gli uiguri che creano problemi in Cina sono
finanziati dall'Occidente e sostenuti dall'Occidente. Quindi come sempre, e qui
chiudo, loro creano il problema e loro ti offrono la soluzione che è il
nazionalismo esasperato.
Ed è vero che ci sono problemi di integrazione nei nostri Paesi, ma se tu vai a
vedere chi è che crea le divisioni, sono sempre i rapper, i trapper che fanno propaganda nei confronti di questi stranieri di prima, seconda e terza
generazione in cui dicono: «Vedi, loro non ti accettano, vedi che loro...» È
sempre un fomentare sotterraneo, ma viene dall'altra parte, perché anche lì:
vuoi lo scontro in quel Paese, vuoi creare un conflitto e vuoi creare un problema.
Quindi loro li portano, loro li condizionano, loro li fomentano e loro creano lo
scontro in quel Paese, creano la frattura, creano le condizioni per la frattura e
per lo scontro all'interno di un Paese bersaglio. È lì che uno deve andare a
vedere la sottigliezza, l'utilizzo della propaganda e l'utilizzo delle tecniche tipo
quella della sostituzione etnica.
Ma non è un problema loro: quelli che vengono trasportati qui da noi, quelli che
vengono convinti a venire qui da noi sono vittime al pari di te. E tu sei una
vittima, tu ipotetico, sei una vittima della propaganda se li vedi come nemici, e
loro sono vittime della propaganda se ti vedono come nemico. Ma anche lì, una
volta che vivi nello stesso Paese e lavori per lo stesso Paese, dovresti capire che
stai sulla stessa barca, e creare un conflitto all'interno crea problemi all'uno e
all'altro: un Paese indebolito è un Paese più facile preda del colonialismo. Il
colonialismo — vedi quello che è successo in India, quello che è successo in
Africa — nasce dalle divisioni, perché i colonizzatori sono pochi, gli autoctoni
sono tanti, quindi io li devo dividere e costringere a farsi la guerra tra di loro.
Anche se gli autoctoni diventano immigrati di seconda e terza generazione che
io stesso ho fomentato e ho fatto venire lì per creare la radice del problema.
Quindi sta cosa dello scontro... L'Islam moderato, l'Islam iraniano è un Islam
assolutamente moderato, però è il nemico; mentre l'Islam fondamentalista è
l'amico, poniti questa domanda! L'Islam alauita è l'amico, eppure lì è il nemico
dell'Occidente e viene distrutto, così come i cristiani in Oriente, e pure lì si
aprirebbe un discorso enorme. Spero di aver risposto.
Pubblico 2: Dato che ci hai detto oggi, gli accordi quindi di Helsinki e di Varsavia
che fine hanno fatto? E poi noi come gregge possiamo fare qualche cosa per
quantomeno, se non bloccare, rallentare questo degrado e questa rincorsa agli
armamenti e alla guerra?
Giorgio Bianchi: Allora, come dicevo prima, quello che si sta muovendo è un
progetto a lungo termine, quindi loro vanno avanti per gradi, quindi gli accordi
di oggi sono la carta straccia di domani. Gli accordi servono sempre per
prendere tempo: da sempre gli anglosassoni fanno accordi e stracciano gli
accordi, lo fanno da sempre, pensa a quello che hanno fatto agli indiani nativi americani e da lì a cascata. Loro vedono solo l'obiettivo, non credono in nulla
sostanzialmente se non nella loro superiorità e nella loro supremazia, e vedono
tutti gli altri come inferiori e scarafaggi. Quindi non fai accordi con un soggetto
inferiore a te: posso fare un accordo temporaneo che a te sembra che vada bene.
Ma loro lo fanno, attenzione, anche con le élite: loro cooptano le élite nazionali.
Tipo, noi potremmo resistere se i fabbricanti di armi, l'industria pesante
europea si coalizzasse in chiave nazionale per fare fronte all'imperialismo; loro
invece che cosa gli dicono a quelli? «Guarda, adesso c'è il piano di riarmo, sai
che bello per te? Commesse, soldi, la fabbrica che riprende, che le armi non le
vendi a nessuno, le macchine a batterie neanche a calci nel sedere... Invece
produci armi, le armi servono, c'è la guerra, quindi tu da qua ai prossimi 20 anni
produci armi». Quindi loro che fanno? Li cooptano queste élite. Loro non sanno
semplicemente che stanno dilazionando nel tempo il momento in cui quelle
élite verranno cucinate, perché tanto questo mondo qui prima o poi si cucina tutti.
Quindi per un periodo cooptano le élite: le lettoni, estoni, polacche, anche
quelle italiane. Quando la frontiera passava di fianco all'Italia, noi italiani
eravamo tenuti in palmo di mano, i politici italiani erano tenuti in palmo di
mano: erano corrotti, erano ambigui, flirtavano col mondo arabo, però intanto
ci servivano. Perché? Perché la frontiera era di fianco, c'era la Jugoslavia. Noi
eravamo un po' come i polacchi e come gli estoni allora: ci hanno riempito di
soldi perché dovevamo farli schiattare d'invidia, dovevamo far vedere che
l'Occidente si viveva bene, che voi vivevate male e quant'altro. Nel momento
stesso in cui il fronte si è spostato più a oriente, tutto questo è stato preso e
scaricato nel cesso, perché oramai non serviva più. Oramai i nostri soldi servono
per alimentare le élite polacche, le élite estoni, lituane: se tu sei un coltivatore
polacco, pianti 10 alberi e ti arrivano 20 milioni di euro dalla Comunità Europea;
e chi ce li mette quei 20 milioni di euro? È chiaro che lì è un mondo
meraviglioso, ed è chiaro che quelli dicono: «Ah, l'Unione Europea che
meraviglia, e guarda i russi come vivono, sono dei barbari, vivono come
pezzenti». È chiaro, tu vivi al di sopra delle tue possibilità perché sei una vetrina:
sei una vetrina per gli ucraini, sei una vetrina per tutti gli altri, com'eravamo noi
in passato, eravamo una vetrina. Nel momento stesso in cui non servi più, vieni
preso e messo sulla bistecchiera e cucinato.
C'è l'acqua che sta salendo e a poco a poco sommerge le classi medie, che, fino a quando gli servivano erano coccolate; oggi le classi medie non servono più e le
desertifichiamo, gli togliamo tutto quello che gli possiamo togliere, li
scateniamo gli uni contro gli altri (le ZTL di centrodestra contro le ZTL di
centrosinistra, questi stanno in conflitto tra di loro e non si accorgono che poco
alla volta ti tolgo qualcosa; maschi contro femmine: prima o poi maschi e
femmine avranno gli stessi diritti, cioè zero, niente nessuno dei due, anche lì
avremo raggiunto la parità di diritti e l'uguaglianza). Anziché elevare le donne al
livello degli uomini, abbassiamo gli uomini al livello delle donne, anzi al livello
degli schiavi, così tu stai per tutta la vita a fare il criceto sulla ruota e loro sono
contenti. Però intanto tu vedi quell'altro come un nemico, vedi tua moglie come
un nemico, vedi la tua amante come un nemico e viceversa.
E così alimenti il conflitto, non rendendoti conto che il conflitto è solo quello
verticale tra chi c'ha il potere e chi non ce l'ha. Qual è la soluzione? La prima
cosa che dovremmo fare è lavorare dentro noi stessi, innanzitutto per
rimuovere l'odio, perché questo sistema si nutre di odio. Durante la pandemia
l'odio ha accecato l'una e l'altra parte, e ci siamo scordati che eravamo tutti sulla
stessa barca, tutti vittime della propaganda. L'odio che si è scatenato in Ucraina
tra russofoni e ucrainofoni è la stessa identica cosa; l'odio che c'è tra le sette, i
sunniti, gli alauiti, gli sciiti... C'è una linea di fessura, l'impero ci si infila dentro
come un cuneo e batte, batte, batte con la propaganda, separa, separa, separa,
e questi si scannano tra di loro. E poi alla fine, quando si è ridotto il Paese in
macerie, lo prendo per quattro soldi: Gaza, i progetti immobiliari. Eppure lì c'è
gente che si scanna, ma anche gli stessi israeliani che stanno lì, quelli fanatici
fino al midollo, sono vittime, sono carne da cannone che è messa lì a
proteggere l'avamposto militare per la propaganda. La vera testa sta da un'altra
parte, non sta lì, non sta sotto le bombe.
E noi purtroppo siamo un po' come i topini da laboratorio: ci mettono lo
zuccherino da una parte e andiamo lì, hanno la scossa elettrica e scappiamo
via dall'altra parte. E facciamo sempre esattamente quello che ci si aspetta che
noi facciamo, e lo facciamo sempre meglio. Perché? Perché ci profilano, ci
conoscono sempre meglio, conoscono le nostre meschinità, conoscono le
nostre debolezze, sanno come blandirci, e soprattutto poi ci hanno svuotato di
qualsiasi spiritualità, di qualsiasi ideologia. Non c'è più una famiglia: la famiglia
prima veniva prima di tutto, lavorare per i propri figli... Oggi chi c'hai? Per chi fai
qualcosa? «Ma devo spassarmela, me la devo godere, faccio il Golden Retriever
per 40 anni», e poi quando arrivo 40 anni dopo dico: «Che ho fatto? Ho corso dietro allo straccio per 40 anni». Hai costruito qualcosa? Hai lasciato qualcosa
dietro di te?
Tu guarda i detentori del capitale: si sposano tra di loro, si sposano tra
consanguinei, c'hanno famiglie numerose, conservano il capitale. Noi facciamo
di tutto per dilapidare soldi, per non costruire niente, per non lasciare la casa ai
nostri figli, per non lasciare qualcosa di costruito. Ma un Paese che non è più
proiettato nel futuro, quale futuro ha? Alla fine vincono senza sparare un colpo,
perché noi ci suicidiamo da soli. È lì la genialità, è lì il lavorio nel cervello:
convincerti a fare cose... Tu leggi con questi occhi la propaganda sui giornali, la
divisione, la ricerca spasmodica della divisione, dell'odio, la distruzione di
qualsiasi progettualità, di qualsiasi crescita del Paese, di lascito di valori: non c'è
più niente, il Nichilismo totale.