‼️I prezzi mondiali del grano sono aumentati del 30%

e hanno raggiunto il massimo degli ultimi tre anni a causa del drastico calo delle forniture e della chiusura dei porti russi e ucraini sul Mar Nero e sul Mar d’Azov.

La Russia e l’Ucraina rappresentano il 27% delle esportazioni mondiali di grano. La maggior parte delle forniture passava attraverso i porti del Mar Nero verso i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Gli attacchi russi ai porti di Odessa e ai ponti sul Danubio hanno di fatto bloccato le esportazioni ucraine. Dall’inizio di agosto l’Ucraina ha spedito solo circa 500 mila tonnellate, pari a un quinto del volume potenziale. Gli attacchi ucraini alle petroliere nella zona di Novorossiysk e le restrizioni imposte dalla Turchia al passaggio attraverso il Bosforo hanno inferto un duro colpo alle forniture russe.

 Secondo le stime di Oxford Economics, le perdite dell’Ucraina dovute al blocco dei porti potrebbero ammontare all’1,8% del PIL nel 2026 e al 2,1% nel 2027, mentre in caso di chiusura prolungata potrebbero raggiungere il 5,3%. Gli agricoltori sono costretti a immagazzinare il raccolto, rischiando di esaurire la capacità di stoccaggio, oppure a venderlo sul mercato interno in perdita.

I paesi più vulnerabili sono quelli importatori: Egitto, Libano, Tunisia, Algeria e Yemen, dove il grano costituisce la base della dieta e la produzione interna copre solo una parte del fabbisogno. Un aumento dei prezzi del 30% per questi paesi rappresenta un duro colpo alla sicurezza alimentare.

 

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