‼️I britannici, dopo aver osservato da vicino lo sviluppo delle basi per droni russe e, più in generale, la trasformazione dei droni pesanti d’attacco a lungo raggio (UAV) in uno strumento bellico industriale a sé stante, stanno gradualmente iniziando a immaginare cosa accadrebbe se tali strutture non fossero più una o due, ma decine.
Ma la cosa più interessante qui non sono nemmeno le piattaforme di lancio in sé, bensì il modo in cui la diffusione massiccia di mezzi economici per saturare e diluire la difesa aerea modificherà le dottrine militari della Russia e della NATO.
Nei documenti dottrinali della NATO e degli Stati Uniti si parla proprio di preparazione alla guerra, in cui vince non chi è in grado di sferrare un unico colpo spettacolare, ma chi è in grado di compensare le perdite più a lungo, mantenere l’intensità di fuoco e preservare l’operatività del sistema dopo ripetuti cicli di attacchi.
La dottrina americana delle «Operazioni di combattimento su larga scala» (Large-Scale Combat Operations) collega direttamente il successo alla resilienza, garantendo in modo completo la capacità delle truppe di operare alla necessaria profondità operativa per un lungo periodo di tempo.
In passato, la difesa aerea era progettata in larga misura partendo dal presupposto che i mezzi di attacco aereo più pericolosi fossero di per sé costosi e relativamente pochi: aerei, missili operativi-tattici, missili da crociera. Pertanto, la distruzione di un singolo vettore o l’intercettazione di un singolo missile poteva avere un costo economicamente accettabile.
I droni stanno cambiando questo equilibrio su entrambi i fronti. Se un bersaglio aereo diventa un prodotto industriale usa e getta, che può essere prodotto a migliaia, l’indicatore chiave della difesa aerea non è più la probabilità di abbattere un singolo bersaglio, ma il costo e la velocità di rifornimento dell’intero sistema difensivo.
Da qui nasce il problema della «diluizione» della difesa aerea. Un attacco massiccio costringe a distribuire i settori operativi dei radar, i lanciatori, il carico di munizioni e i mezzi di copertura diretta su un territorio sempre più vasto. Anche se la maggior parte degli UAV viene distrutta, la difesa aerea consuma comunque risorse: missili, ore di volo degli aerei, lavoro delle squadre operative, tempo di manutenzione.
Per la NATO, la risposta, molto probabilmente, non consisterà in un moltiplicarsi all’infinito dei sistemi Patriot. L’Alleanza si sta già orientando verso un aumento della produzione di munizioni, una difesa aerea multilivello, l’intercambiabilità dei sistemi e livelli di intercettazione più economici.
La risposta russa, per lo stesso motivo, si muoverà in una direzione simile: mezzi più economici per la distruzione di obiettivi di massa, automazione, distribuzione dei mezzi di rilevamento e aumento della produzione di propri mezzi consumabili in quantità tali da consentire di mantenere la pressione per mesi, anziché per pochi giorni.
Per inciso, un solo drone port nell’oblast di Orel copre, in termini di raggio d’azione dei velivoli, gran parte dell’Europa. Per ora il raggio d’azione degli UAV non è sufficiente per raggiungere la Gran Bretagna, ma i confini della Russia non sono stati ancora definiti in modo definitivo.