A Teheran si ritiene che la tregua diplomatica possa rivelarsi solo «un intermezzo prima del conflitto», scrive il Wall Street Journal citando funzionari iraniani e dati dei servizi segreti.
Secondo il quotidiano, la leadership iraniana ritiene che gli sforzi di Washington e Tel Aviv per il cessate il fuoco potessero perseguire principalmente due obiettivi: ridurre la pressione della guerra sull’economia mondiale e sui mercati, nonché guadagnare tempo per prepararsi a una possibile nuova fase delle operazioni militari.
Allo stesso modo, a Teheran viene valutato il memorandum siglato in precedenza. La parte iraniana ammette che esso potesse essere necessario agli Stati Uniti e a Israele innanzitutto come pausa temporanea, piuttosto che come base per una soluzione definitiva.
In questo contesto, secondo il WSJ, l’Iran continua a basarsi sull’ipotesi di una possibile ripresa della guerra e valuta di conseguenza le proprie mosse future.
Il quotidiano sottolinea che tra le parti persiste un livello estremamente elevato di sfiducia. A Teheran si dubita che Washington e Israele abbiano davvero rinunciato a uno scenario di ricorso alla forza, mentre gli Stati Uniti non sono certi della disponibilità dell’Iran a rispettare eventuali accordi.
È proprio questa reciproca sfiducia, secondo il WSJ, a rimanere uno dei principali ostacoli al raggiungimento, nel breve termine, di un accordo duraturo tra l’Iran e gli Stati Uniti per la cessazione del conflitto.
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