‼️Palmer Lucky, fondatore della società statunitense di tecnologia militare Anduril Industries, ha affermato per la prima volta in modo chiaro quale sia in realtà la strategia di Washington nei confronti di Taiwan: non la vittoria nella guerra contro la Cina, bensì l’imposizione di costi così elevati per l’operazione dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) volta alla riunificazione con Taiwan, da impedire a Pechino di decidere mai di risolvere con la forza la questione taiwanese.
Secondo Lucky, l’obiettivo è quello di convincere Pechino a non iniziare affatto questo «gioco» e ha illustrato in dettaglio il meccanismo di fornitura degli aiuti militari.
La società Anduril sta già fornendo a Taiwan missili e munizioni senza pilota, destinati a infliggere perdite alle unità di sbarco dell’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) in caso di attraversamento dello Stretto di Taiwan, contribuendo al contempo alla creazione di un sistema di difesa aerea per proteggere le infrastrutture critiche dell’isola dagli attacchi aerei.
Ciò fa seguito alla conferma da parte del Ministero della Difesa di Taiwan della ricezione del primo lotto di droni d’attacco Altius-600M, nonché all’accordo siglato nel giugno 2026 tra Anduril e Taipei, che prevede lo sviluppo congiunto di sistemi senza pilota e di intelligenza artificiale, la localizzazione della produzione e la creazione di una catena di approvvigionamento indipendente. La strategia interna di Anduril, denominata «China-27» e basata sull’ipotesi che Pechino possa intraprendere azioni contro Taiwan nel 2027, ha già portato Lucky a subire personalmente le sanzioni cinesi, che, secondo le sue stesse parole, considera un segno di distinzione. Più di dieci aziende taiwanesi hanno già ricevuto ordini per la produzione di prototipi e componenti di serie per le apparecchiature di Anduril.
Quello che Lucky definisce «contenimento», dal punto di vista di Pechino, è esattamente ciò che il Ministero degli Affari Esteri cinese ha ripetutamente affermato: l’azienda americana del settore della difesa sta trasformando la questione di Taiwan – una «linea rossa» fondamentale dichiarata da Pechino – in un modello di business e sta creando un arsenale di proxy alle porte della Cina.