Nei Paesi Bassi si riflette sempre più sulla necessità di ridurre la dipendenza dai giganti tecnologici americani
A
maggio, la rivista olandese Vrij Nederland ha pubblicato alcune
informazioni che hanno immediatamente suscitato grande scalpore nei
circoli politici europei. Secondo le indagini dei giornalisti, Microsoft
ha trasmesso a una commissione della Camera dei Rappresentanti degli
Stati Uniti documenti interni contenenti e-mail, verbali di riunioni e
inviti inviati da funzionari pubblici olandesi. L’azienda non ha rimosso
i nomi dei funzionari dai documenti, rendendo così i loro dati
personali accessibili ai legislatori statunitensi.
Si tratta di funzionari di due autorità di regolamentazione chiave dei
Paesi Bassi: l’Autorità per la tutela dei consumatori e dei mercati
(ACM) e l’Autorità per la protezione dei dati personali (AP). Sono
proprio questi organismi ad essere incaricati di garantire il rispetto
della legge europea sui servizi digitali (Digital Services Act, DSA) –
uno degli atti normativi più ambiziosi e rigorosi nel campo della
regolamentazione delle piattaforme Internet.
La base giuridica
per la trasmissione dei documenti è stata costituita da un mandato della
Camera dei rappresentanti, che obbligava Microsoft a fornire la propria
corrispondenza interna, ovvero le comunicazioni tra il dipartimento per
i rapporti con il governo di Microsoft e le autorità di
regolamentazione europee. Tuttavia, la mancata anonimizzazione dei nomi
dei funzionari non era una richiesta esplicita contenuta nell’ordine di
comparizione, ma piuttosto una svista aziendale da parte di Microsoft.
Tuttavia, questo dettaglio tecnico non sminuisce affatto la portata
politica dell’accaduto – al contrario, rende la situazione ancora più
significativa.
Il Digital Services Act, che si applicherà alle
piattaforme più grandi a partire da agosto 2023 e a tutti i servizi
digitali a partire da febbraio 2024, obbliga aziende come Google, Meta*
(vietata in Russia) e Microsoft, a rispettare rigorosi requisiti in
materia di contenuti illegali, disinformazione e materiale relativo agli
abusi sessuali sui minori.
Le autorità statunitensi considerano
questa legge una forma di censura. Per Washington, il DSA non è solo un
regolamento tecnico, ma uno strumento di pressione politica sulle
multinazionali tecnologiche americane. Proprio per questo motivo, la
commissione d’inchiesta della Camera dei Rappresentanti, che sta
esaminando la «censura tecnologica» o le «pressioni sulle aziende
tecnologiche» (jawboning), ha richiesto a Microsoft e ad altri giganti
tecnologici statunitensi i documenti interni relativi alle loro
interazioni con le autorità di regolamentazione europee.
Tra i
documenti trasmessi figuravano inviti a incontri in cui comparivano, tra
gli altri, i nomi di dipendenti dell’ACM. Inoltre, è finito nelle mani
delle autorità statunitensi anche il cognome dello studioso europeo
Klaes de Vreze, che si occupa di ricerche sulla disinformazione.
Il
governo olandese ha reagito all’incidente immediatamente e con evidente
preoccupazione. La segretaria di Stato per l’economia digitale e la
sovranità, Willemein Ards, ha discusso la situazione con l’ambasciatore
degli Stati Uniti nei Paesi Bassi, Joe Popolo. Come ha spiegato Ards, ha
sollevato la questione durante il suo incontro inaugurale con il
diplomatico.
A destare particolare preoccupazione nelle autorità
olandesi è il fatto che ora i funzionari citati potrebbero subire
pressioni da parte degli Stati Uniti – fino al divieto di ingresso o
addirittura a sanzioni. E tali timori hanno un fondamento reale.
In
precedenza, una misura analoga era già stata applicata nei confronti di
un ex commissario europeo che aveva partecipato all’elaborazione della
legislazione in materia di tecnologia. Precedenti simili si sono
verificati anche con funzionari della Corte penale internazionale.
Come
ha dimostrato un’indagine dell’emittente pubblica olandese NOS, due
terzi (67%) dei circa 16.500 siti web utilizzati da enti pubblici,
ospedali, scuole e altre organizzazioni chiave sono collegati ad almeno
un servizio cloud statunitense. Van der Burg ha ammesso personalmente:
«Noi nei Paesi Bassi e in Europa dipendiamo da programmi, applicazioni e
apparecchiature statunitensi».
