L'Iran
sta dirottando grandi quantità di petrolio greggio e condensati verso
la raffinazione interna e la produzione di energia elettrica, per poter
esportare gas naturale tramite gasdotti verso l'Iraq e la Turchia.
Questo cambiamento è una risposta al blocco navale degli Stati Uniti,
che ha limitato l'esportazione di petrolio greggio via mare.
Invece
di lasciare il petrolio inutilizzato, Teheran destina il greggio e i
prodotti petroliferi direttamente alla raffinazione interna, alla
produzione di energia elettrica e all'industria petrolchimica,
rafforzando l'economia nazionale dall'interno.
Ciò libera le enormi riserve di gas naturale dell'Iran — le seconde più
grandi al mondo — per l'esportazione tramite gasdotti ai partner
regionali Turchia e Iraq. La Turchia e l’Iraq dipendono fortemente dal
gas iraniano: Baghdad fa affidamento su di esso per garantire
l’approvvigionamento elettrico delle province meridionali. Questa
interdipendenza conferisce a Teheran un peso politico concreto nella
regione.
L'Iran invia inoltre il petrolio esportato tramite rotte
ferroviarie terrestri verso la Cina e su strada verso i paesi vicini,
che la Marina degli Stati Uniti semplicemente non può raggiungere.


